Torna la rilettura del “Duca Bianco”: Paolo Fresu in quintetto attraversa la musica di David Bowie

"Heroes. Omaggio a David Bowie" in concerto a Roma, Auditorium "E.Morricone", 17 09 26. ©Fondazione Musica Per Roma -  Musacchio, Pasqualini & Fucilla/MUSA
Tempo di lettura: 3 minuti
All’auditorium “Ennio Morricone” di Roma il recital “Heroes” con Paolo Fresu, John De Leo, Filippo Vignato, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Christian Meyer

Il progetto “Heroes” di Paolo Fresu, dedicato alla musica di David Bowie, si dimostra un “work in progress” nonostante i cinque anni passati dalla sua realizzazione discografica. Lo ha esplicitato il concerto romano del 17 settembre scorso (auditorium E.Morricone, sala Sinopoli), primo di un minitour con date spalmate in quattro mesi. Seguiranno, infatti, i recital del 10 novembre a Gallipoli (teatro Italia, ultimo episodio della rassegna “Salento Jazz 2026”; in cartellone anche il trio con Francesco Negri, Igor Legari ed Ermanno Baron) e quello dell’11 dicembre a Fasano (Brindisi), teatro Kennedy. Del resto tutta l’attività concertistica del trombettista (compositore, organizzatore…) è improntata al continuo e cangiante confrontarsi-agire in organici e progetti diversi, con ruoli che mutano dal leader al sideman.

Rispetto all’album, e a numerosi concerti, la più evidente differenza in questo “Heroes” è la presenza alla voce di John De Leo, al posto di Petra Magoni. Non si tratta solo del passaggio da voce femminile a maschile – e già non sarebbe poco – ma di un approccio più generale. De Leo, la cui ricca storia musicale parla da sola, porta una vocalità sì fisica ma profondamente mediata dalla tecnologia. Usa, per cantare Bowie come in altre esperienze, tre microfoni con effetti diversi ed impiega anche un registratore-microfono giocattolo, oltre a tutte le tecniche di variazione canora che sfruttano allontanamenti repentini e movimenti del microfono stesso, rispetto alla bocca. Interprete della lezione di Demetrio Stratos, John De Leo accentua gli aspetti sperimentali, astratti e concettuali del repertorio di “Heroes”. In questo modo, accanto ad arrangiamenti rodati ed efficaci (come l’abbinamento di trombone e flicorno, in sezione, in vari brani oppure quello cangiante di “Starman”) si ampliano spazi di ricerca in cui la musica si fa più collettiva ed audace mentre lo stesso trombettista appare quasi appartato, anche se fermamente leader.

Filippo Vignato (tastiere e trombone), Francesco Diodati (chitarra elettrica), Francesco Ponticelli (basso elettrico; contrabbasso, eccellente, in “Life on Mars?”), Christian Meyer (batteria), Fresu (tromba, flicorno, elettronica) e John De Leo hanno affrontato una decina di brani del “Duca Bianco”, davanti ad una sala completamente gremita e spesso rapita dalla musica e dalla performance, ricca anche di effetti di luce. Fra l’iniziale e dolente “This Is Not America” (1985, composto da Pat Metheny e Bowie, poi nella colonna sonora del film “Il gioco del falco”) al conclusivo “Heroes” (1977, realizzato a suo tempo con Brian Eno) si sono ascoltati vari brani degli anni ’70 (da “Starman” a “Rebel, Rebel”), “Let’s Dance” in un’astratta versione (1983), una sofferta “Little Wonder” (1997, con un bel solo di batteria di Meyer) e “Where Are We Now?” del 2013. Si tratta di una triste e toccante ballad (dall’album “The Next Day”) valorizzata dalla tromba sordinata. Un vero e proprio excursus, quindi, nel repertorio di un artista che ha spesso anticipato i tempi e che Fresu ha raccontato di aver, a suo tempo, affrontato dopo alcune perplessità.

In un paio di interventi ha narrato al pubblico come avesse ricevuto la proposta nel 2019 dal comune toscano di Monsummano Terme dove Bovie, nel 1969, si era esibito in un concorso musicale arrivando peraltro secondo. Proposta di rilettura accettata solo dopo un itinerario di conoscenza e approfondimento della musica del Duca Bianco realizzato grazie alla violinista (e moglie) Sonia Peana, all’ascolto – in particolare dell’album “Black Star” – ed alla visione di una mostra dedicata a Bowie dal MAMbo di Bologna.

Il risultato, come si accennava, è frutto di un lavoro di gruppo (anche a livello di arrangiamenti) dove trovano spazio le singole individualità, sempre in un vicendevole ed attento ascolto. Tra i tanti episodi si ricordino il duetto tra F.Diodati (chitarra elettrica) e P.Fresu (flicorno con effetto wah-wah) in “Rebel, Rebel” e la macerata interpretazione vocale di John De Leo in “Life in Mars?” e in “Space Oddity”. Costante e pervasiva la presenza di F.Vignato, sia nella tessitura delle tastiere che negli esplosivi soli, come di C.Meyer, dal drumming plasticamente rock, e al pari di F.Ponticelli, inesauribile propulsore dell’intero gruppo.

A Fresu, sempre fondamentale nell’andamento dei brani e negli assoli, spetta il merito di connettere musicisti dalla storia diversa come quello di far crescere giovani personalità al suo fianco (Vignato, Diodati, Ponticelli).

La lezione di David Bowie, in definitiva, resta un fertile laboratorio, a più di dieci anni dalla sua scomparsa, oltre e al di là del rock.

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