David Riondino – Umberto Petrin: “Il sentiero del lupo (un omaggio a Stefano Benni)”, Civitavecchia 31 ottobre 2025

Uno scatto di Umberto Petrin con David Riondino, nel camerino della Cittadella della Musica, Civitavecchia. Foto di Umberto Petrin
Tempo di lettura: 3 minuti
A due mesi dalla scomparsa di David Riondino una recensione-ricordo

Due mesi fa – il 29 marzo 2026 – scompariva David Riondino (cantante, attore, narratore, scrittore, regista), artista eclettico e impegnato che ha sempre intrecciato recitazione e musica, satira e critica sociale.

Ho avuto modo, per una serie di circostanze, di seguire uno dei suoi ultimi recital: “Il sentiero del lupo (un omaggio a Stefano Benni)”, tenutosi il 31 ottobre 2025 alla Cittadella della Musica di Civitavecchia, nell’ambito della rassegna “Una striscia di terra feconda” (festival di jazz e musiche improvvisate, 28ma edizione; direttori Paolo Damiani e Armand Méignan).

Per la prima volta Riondino si trovava insieme sul palco con il pianista Umberto Petrin, “per dare vita a un reading davvero speciale su testi di Stefano Benni, con il quale entrambi hanno collaborato per molti anni”, illustrava il comunicato stampa. Filo conduttore della serata lo spettacolo che Benni e Petrin avevano realizzato tra musica e parole, quel “Misterioso. Viaggio nel silenzio di Thelonious Monk” a lungo – e con successo – ospitato in festival jazz e stagioni teatrali, poi divenuto nel 2005 un fortunato DVD+ Libro prodotto dalla Feltrinelli.

Paolo Damiani ha introdotto la serata ricordando il geniale scrittore Stefano Benni (morto il 9 settembre 2025), con cui ha avuto una lunga amicizia e consuetudine: insieme hanno realizzato varie produzioni-progetti tra cui “Sconcerto”, edito come CD nel 1999 per i ‘materiali musicali del manifesto’. Damiani si è detto contento di proporre un omaggio a Benni con la voce recitante di Davide Riondino e il pianoforte di Umberto Petrin. Una rievocazione, quindi, ma anche “un dialogo tra due artisti di lunga esperienza, accomunati dalla passione per l’arte, la letteratura, la musica”.

“Il sentiero del lupo” si è dipanato, in un attento silenzio del pubblico, seguendo la trama di “Misterioso” nella recitazione – rispettosa dell’originale, comunque personalizzata e intensa – di Riondino, ben intrecciata ed intercalata agli interventi pianistici di Petrin, uno dei jazzisti italiani di levatura internazionale.

“McCarthy Blues”, “Misterioso. Omaggio a Thelonious Monk” si sono succeduti in una narrazione ritmata, ricca di accenti: “Mi chiamo Monk (…) ogni silenzio è diverso da un altro (…)”  e un accenno del piano a “Crepuscule with Nellie”, la ballad che Monk dedicò a sua moglie. “America” di Allen Ginsberg”, “Bianco e nero. Parte uno”, “Lady Sings the Blues” (sia poesia di Benni che brano commovente scritto da Billie Holiday ed Herbie Nichols, citato da Petrin): “Io canto come se fosse l’ultima volta (…) Ah, dimenticavo (…) e mi chiamo Billie, Billie Holiday”.

Il recital è proseguito con “Bianco e nero. Parte due” (ancora da “Misterioso”) con l’intensa appendice sonora di “Nica” (brano dedicato dal pianista afroamericano alla baronessa De Koenigswarter, che protesse e sostenne Monk per vari anni) e della titletrack “Misterioso”. A corollario una serie di poesie di Stefano Benni, con vivaci e coloristici accompagnamenti di pianoforte, che costruivano con le parole recitate da David Riondino degli autentici “siparietti”. L’artista ha parlato, con affetto e intima conoscenza, della continua manipolazione delle parole di Benni, della sua eclettica ed enorme produzione letteraria, del suo “disegnare parole nella farina”. Un po’affaticato ma brillante, sicuro sulla scena – nei tempi e negli interventi –  David Riondino non mostrava affatto i segni della malattia, spendendosi con generosità sul palco della Cittadella della Musica di Civitavecchia.

Ed ecco risuonare nella sua arguta lettura “Lo psicanalista selvaggio”, “La giraffa”, “La natura matrigna”, “Il filosofo”; un monkiano piano solo dell’eccellente e sensibile Petrin e poi “Io ti amo” ed una riflessione sui libri di Benni, sulla sua “scrittura come missione”, sul suo seminale libro “Saltatempo”.

Sono scattati gli applausi e non è mancato un bis con le liriche benniane “Le piccole cose (che piacciono a me)” – variazioni del pianista su “My Favorite Things” – , il conclusivo e quantomai appropriato “Lamento del mercante d’armi” e “La vecchia tatuata”, un’arguta lirica-canzone di Riondino.

Spettacolo riuscito nel suo intento rievocativo ma anche come prima tappa di una collaborazione con Umberto Petrin piena di presupposti positivi. Purtroppo non c’è stato il tempo ma ci sembra giusto ricordare David Riondino sulla scena, a combattere anche lì con energia e talento la sua battaglia per la vita.

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