Risonorizzare “Ascensore per il patibolo”: a Vicenza Jazz il Paolo Fresu Quintet omaggia con una prima mondiale il Miles Davis autore di soundtrack

In scena al Teatro Comunale di Vicenza Roberto Cipelli, Paolo Fresu, Attilio Zanchi, Tino Tracanna ed Ettore Fioravanti. Sullo schermo il volto di Jeanne Moreau. Foto di Roberto Di Biasio
Tempo di lettura: 5 minuti
Una produzione originale con proiezione del film di Louis Malle e colonna sonora suonata da Paolo Fresu, Tino Tracanna, Roberto Cipelli, Attilio Zanchi ed Ettore Fioravanti

“Dalle trombe di Gerico al divino Miles” è il titolo – tra il messianico e lo pseudostorico – della XXX edizione di “Vicenza Jazz. New Conversations”. Un importante anniversario per un’avventura iniziata nel 1996 che ha visto il festival diventare sempre più importante e significativo nella programmazione artistica come nel coinvolgimento della cittadina veneta. Sempre tematicamente centrata (lo dimostrano anche i divulgativi “Quaderni”), attenta alle nuove generazioni, al jazz internazionale e nazionale, impegnata in un fecondo rapporto con le istituzioni tutte (e musicali in primis), “New Conversations” ambisce a continuare a “guardare oltre, anche scavalcando le staccionate che – ha scritto il suo direttore artistico Riccardo Brazzale – , spesso in modo artificioso, dividono gli stili, i generi , le arti, le culture, i linguaggi. In una musica come il jazz, poi, votata di suo agli incontri anche contaminanti”.

Dedicata e intitolata a Miles Davis, l’edizione 2026 (15-25 maggio) ha proposto il 21 sera (teatro Comunale, Sala Maggiore) una produzione originale intimamente coerente con il magistero del trombettista afroamericano, produzione che costituisce – in un certo senso – il fulcro della manifestazione vicentina. Il Paolo Fresu Quintet ha, infatti, riletto la colonna sonora – creata da Miles a Parigi con un quartetto francese – di “Ascensore per il patibolo”. Film noir del regista francese Louis Malle, uscito nel 1958, è stato riproposto dal vivo integralmente (sottotitoli in italiano), con il rinnovato soundtrack in bilico tra filologia e ri-creazione, rispetto della pellicola e accentuazione del suo mood.

Brazzale, introducendo la serata filmico-sonora, ha raccontato un po’ la matrice del progetto, una chiave per entrare nella bottega dell’arte davisiana ma anche per andare oltre il mito. Spesso, in effetti, si conoscono i brani utilizzati per la colonna sonora del tutto svincolati dal film: Malle, peraltro, selezionò una mezz’ora della musica più copiosa incisa nella notte tra il 4 e il 5 dicembre 1957 da Miles Davis, Barney Wilen (sax tenore), René Urtreger (piano), Pierre Michelot (contrabbasso) e il bopper afroamericano Kenny Clarke (batteria). A onor del vero la sonorità modale e innodica, i suggestivi temi ora lunari ora angoscianti e adrenalinici non si adattano semplicemente alle immagini: vi aderiscono intimamente e solo la visione/ascolto ne restituisce tutta la bellezza e l’efficacia.

Rara occasione, anche, per rivedere, nella giusta dimensione un film – magistrale a livello di dialoghi, riprese, tensione; il tutto in b/n – che, come la colonna sonora davisiana, è spesso mitizzato e poco conosciuto. Si racconta di un triangolo amoroso con omicidio ma si ritrae anche una Francia molto prossima alla fine della Seconda Guerra Mondiale e al suo rapace passato di stato colonialista, tra Indocina, Algeria, petrolio, affari loschi… Di grande interesse, e poesia, gli scorci parigini e tutto un mondo oramai sparito di oggetti, automobili, vestiti, locali, negozi, atmosfere. Domina il film la splendida attrice Jeanne Moreau (Florence Carala) che istiga l’amante Julien Tavernier (impersonato da Maurice Ronet) ad uccidere il cinico, violento e affarista di lei marito Simon Carala (l’attore Jean Wall). Ma il piano perfetto si inceppa: dopo aver ucciso e inscenato un finto suicidio, Tavernier rimane bloccato in ascensore e la notte sarà piena di fatali equivoci, ansiose ricerche, inseguimenti, altri omicidi.

Per rinnovare il magico sinolo film/musica è stato necessario sulla pellicola un lungo lavoro – realizzato in collaborazione con il Cinema Odeon e, in particolare, Enrico Ladisa – per espungere la colonna sonora originale ma mantenere i rumori “ambientali”, aggiungendo i sottotitoli in italiano. Per il nuovo soundtrack il quintetto italiano di Paolo Fresu (gruppo ormai ‘storico’, nato quarantaquattro anni fa e ancora composto da Tino Tracanna, sax soprano e tenore; Roberto Cipelli, pianoforte e piano elettrico; Attilio Zanchi, contrabbasso; Ettore Fioravanti, batteria) ha svolto un complesso lavoro preparatorio e di studio, esaminando in dettaglio le pagine davisiane. Quest’ultime (dopo varie prove) sono state riproposte in concerto in maniera non strettamente filologica e integrate con altri, mirati e nuovi interventi. Sono stati necessari questi ultimi anche per evitare un paio di lunghe pause nella colonna sonora, poco adatte ad una riproposizione di soundtrack dal vivo. Va precisato che un’operazione del genere non è stata mai fatta, con l’eccezione di una versione live abbastanza semplificata realizzata in Francia negli anni ’90, come ci ha testimoniato lo stesso Fresu che la suonò con Pierre Michelot ed Aldo Romano (alla batteria).

In generale il recital vicentino ha visto circa venti inserti musicali del gruppo, con organici dal solo (ad esempio la batteria in alcuni passaggi) fino al quartetto/quintetto (senza o con ance). Rispetto all’originale la presenza del sassofono (sia soprano che tenore) è stata ampliata. Ritornano una serie di “suoni significanti”: l’uso delle spazzole, la tromba sordinata, le armonie molto prossime al modalismo. I tempi, in sincrono diretto con la narrazione, sono lenti e maestosi, cinetici e incalzanti. In alcuni passaggi si sono distinti suoni ‘ambientali’ con un moderato uso dell’elettronica. Alcuni brani riconoscibili sono stati “Générique” (a più riprese), “So What” (suonato un paio di volte sulle armonie, non citando il tema), “Blue in Green” (versione da “Kind of Blue”).

La potenza e la suggestione dell’esecuzione live della colonna sonora, abbinata al film, sono indiscutibili e il pubblico ha molto applaudito; sul fronte sonoro tutto è apparso studiato, misurato e, nei nuovi frammenti, rimodellato con accorta sensibilità sulla narrazione della pellicola. In vari episodi si è raggiunta una tensione massima: nelle fasi di ricerca di Florence Carala (Jeanne Moreau) dell’amante Julien Tavernier nei luoghi notturni dove poteva trovarsi; nella gara tra automobili sull’autostrada; nelle reazioni di Julien intrappolato nell’ascensore. Davvero bella e toccante (da un punto di vista del linguaggio cinematografico, espressivo, poetico) la scena finale con le foto appena sviluppate dalla gendarmeria che inchiodano i due amanti, con Jeanne Moreau che le tocca con le sue mani, scatti che riguardano la loro storia d’amore. Nel frattempo le parla un ruvido commissario impersonato da Lino Ventura, e lei pensa ad un futuro fatto di carcere, solitudine, assenza di amore.

Comparsa sullo schermo la scritta “Fin” son partiti gli applausi ma rapidamente il gruppo è rientrato in scena. In questa parte finale il Fresu Quintet si è lasciato andare al flusso della musica, come era sua caratteristica originale quando i concerti erano senza scaletta e si muovevano in un fluido inanellarsi di brani e invenzioni estemporanee. Si è ripreso in primis “Générique” ma a tempo un po’ più mosso (medium). Il secondo bis è stato un brano del contrabbassista Attilio Zanchi (tutti i membri del quintetto sono anche compositori), in repertorio da un quarto di secolo. Basato su una figurazione di batteria sul rullante (shuffle) e giocato in maniera liberissima, ha visto vari assoli e un bel duetto tra flicorno e contrabbasso, come molti scambi tra Fresu e Fioravanti. Il leader ha infine intinato una nota lunghissima, in respirazione circolare, con Tracanna al sax tenore a fare da seconda voce, fino a quando Zanchi ha ripreso lo scattante giro di contrabbasso per la riproposizione finale del tema.

Il successo del recital è stato confermato dal lungo firmacopie di album e CD e dalle repliche a cui sono interessati l’Estival di Lugano e JazzMI, in autunno, nel capoluogo lombardo. Nello spazio all’aperto adiacente al teatro Comunale (la Vela) hanno ben introdotto e chiosato il main concert le esibizioni del quintetto del trombettista Antonio Scannapieco (con Pasquale Geremia, Guglielmo Santimone, Giulio Scianatico e Angelo Gregorio) e il Sextet Quartet con Lorenzo Cucco, Costantino Angelilli, Christian Guidolin e Gabriele Da Ros.

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