“Tales from the Unexpected”: il trio di Enrico Pieranunzi seduce ed ammalia il pubblico dell’Alexanderplatz (Roma)

Enrico Pieranunzi, Thomas Fonnesbaek e Francesco Petreni durante il concerto del 9 gennaio 2026 all'Alexanderplatz (Roma). Foto di Cristina Liani
Tempo di lettura: 4 minuti
Il pianista romano – con il contrabbassista danese Thomas Fonnesbaek e il batterista senese Francesco Petreni – ripercorre il proprio brillante repertorio ed interpreta alcune ballad in un recital di altissima qualità e profilo

La dimensione del club e la formazione del trio possono essere le condizioni ideali per ascoltare ed apprezzare la musica di Enrico Pieranunzi, uno tra i maggiori e più originali pianisti e compositori jazz europei.

Lo storico locale romano Alexanderplatz, diretto da Eugenio Rubei, lo ha ospitato per le serate del 9 e 10 gennaio scorso, in compagnia del notevole contrabbassista danese Thomas Fonnesbaek e del valente batterista Francesco Petreni. il pianista e quest’ultimo ben si conoscono dagli anni ’80, ai tempi delle docenze di Pieranunzi a Siena Jazz (1980-1996) ed hanno collaborato in molte occasioni concertistiche e discografiche, dal “Live in Castelnuovo” del 1994 (da poco ristampato dall’etichetta abeat) all’album “Prima” (Wide Sound, 2016) a nome dell’oggi 63enne batterista, ricco di sue composizioni e della partecipazione, oltre a Pieranunzi, di Larry Grenadier, Stefano De Bonis e David Binney. Con il contrabbassista danese (classe 1977) il pianista romano suona almeno dal 2017, quando fui registrato dal vivo a Copenhagen l’album “Blue Waltz” (Stunt Records).

Conoscersi a fondo musicalmente ed umanamente non vuol dire ripetersi o usare clichè: nel caso del trio ascoltato all’Alexanderplatz, in due movimentati set, è accaduto proprio il contrario grazie al variegato repertorio (quasi tutto a firma di Pieranunzi, tranne “i Hear a Rhapsody”, “This Is New” e “I Can’t Get Started”), all’interplay intenso e mutevole, alla vivida personalità dei tre musicisti esaltata dal gioco comune e dalla smagliante intesa.

Il concerto è iniziato con “Tales from the Unexpected”, un tema in forma canzone dinamico e spumeggiante con soli del pianista e del contrabbassista. A seguire la veloce ballad “Hindsight” con ancora due assoli pregevoli e raffinati di Pieranunzi e Fonnesbaek ed un incantevole finale, rallentando in arpeggiato. Dopo una delicata habanera dal tono di pacata malinconia, in cui il solo del pianista-compositore ha irrobustito e velocizzato la musica pur mantenendo il mood del pezzo e, se possibile, rendendolo ancor più accorato. Un tris di brani d’apertura davvero notevole; il recital è proseguito con il tema in ¾, arioso e seducente, di “Siren’s Lounge”, in cui il pianista ha utilizzato, soprattutto nell’assolo, un fraseggio che si rifà a McCoy Tyner, uno dei suoi primi amori pianistici.

Con “I Hear a Rhapsody”  (di G.Fragos, J.Baker, D.Gasparre, 1940) il trio ha affrontato la prima delle tre ballad in scaletta; non va, tuttavia, dimenticato il talento di narratore-fabulatore di Enrico Pieranunzi, la sua capacità di introdurre o commentare i brani, di raccontare aneddoti, di parlare dei suoi musicisti in un’atmosfera di complicità, ironia, comunicazione autentica e diretta. L’approccio del trio alla ballad denota un’intima conoscenza dell’originale che consente variazioni e mutazioni mai pretestuose: ad esempio nell’introduzione del piano a tempo libero Pieranunzi si è concesso dei passaggi destrutturanti efficacissimi; il suo solo si è tutto giocato in velocità, valorizzando soprattutto elementi ritmici. Sulla stessa falsariga si è mosso – sempre in solo -il contrabbassista danese che è un virtuoso dello strumento con gusto melodico e fantasia ritmico-improvvisativa da vendere. Splendidi i four con protagonista Francesco Petreni: nel corso di tutto il concerto egli ha alternato e combinato in modo originalissimo e creativo l’uso di bacchette, spazzole e malletts (talvolta usando le mani direttamente sui tamburi), dimostrandosi polistrumentista e percussionista sensibile e di alto profilo. Non a caso Petreni è coleader del gruppo italobrasiliano inventaRio, direttore dell’Orchestra di Percussioni Bandao e fondatore del sestetto di voci e ritmi SDEONG. Il primo set si è chiuso con “un piccolo omaggio ai francesi” attraverso il brano – veloce e a tempo dispari – “Je ne sais quoi”, dall’atmosfera riflessivo-sognante-descrittiva.

Principia la seconda parte del recital “Dreams and the Morning”, onirico e stralunato, impreziosito da un bel solo del contrabbassista e dal solismo di Pieranunzi fitto di passaggi accordali, linee bluesy e improvvisi raddoppi del tempo. Magnifico “Those Days” per suono pianistico, dinamiche, colori e la fantasiosa coda. Di pregio gli arrangiamenti di “This Is New” di Kurt Weill e “I Can’t Get Started), brano di Vernon Duke che – come ha raccontato con arguzia il pianista romano – era nato a Kiev e si chiamava, in realtà, Vladimir Dukelsky. Gran finale con il virtuosistico e ritmicamente molto complesso (nonostante l’apparente fluidità) “Five plus Five”, scritto da Enrico Pieranunzi per festeggiare il suo 55mo compleannno (ora ha 76 anni), e con il brano “vagamente felliniano” “Blue Waltz”, altra perla di un repertorio ricchissimo e ad ampio raggio emotivo-compositivo come quello del pianista.

Non è inutile sottolineare il plauso del pubblico, il locale pieno e la presenza attenta di altri musicisti. Per molti Thomas Fonnesbaek è stata un’autentica scoperta ma il contrabbassista danese è attivo sulla scena dalla prima decade del 2000, con il suo disco di debutto come leader nel 2013 (“Sound of My Colours”, Swedish Jazz); nel 2015 ha iniziato a collaborare con la vocalist danese Sinne Eeg mentre nel 2021 è stato premiato con il Ben Webster Prize. Con Pieranunzi, in  vari organici, ha inciso “The Real You: a Bill Evans Tribute” (2020, Stunt Records), “Something Tomorrow” (2022, Storyville) e “In Rome” (2025, Storyville).  

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