L’”improvvisazione altra” di Enrico Intra e il repertorio di Paolo Fresu: due vettori per l’incontro tra generazioni di jazzisti

Enrico Intra, Arabella Rustico, Giacomo Serino, Vittorio Cuculo, Lucia Filaci, Daniel Besthorn alla Casa del Jazz. Foto di Cristina Liani
Tempo di lettura: 7 minuti
Pianista e trombettista hanno complessivamente guidato un rappresentativo pool di quindici musicisti/e: jazz italiano per il terzo millennio

Due recenti concerti romani offrono elementi di riflessione sul dialogo tra generazioni di jazzisti e sulla costruzione di “ponti” fra repertorio e innovazione.

Il pianista-compositore Enrico Intra (classe 1935) ha tenuto un recital alla Casa del Jazz (11 dicembre, ore 19.30) intitolato “In-Tra in Duo”. In esso ha dialogato, attraverso diversi organici, con cinque giovani musicisti/e della scena italiana. Il prodotto di questi inediti e avventurosi incontri (duplici, perché oltreché dal vivo si sono svolti anche negli studi di registrazione dell’Alfa Music) sarà il prossimo disco del Maestro milanese, in uscita nei primi mesi del 2026.

Dal canto suo il trombettista-compositore Paolo Fresu (classe 1961) si è esibito alla sala Sinopoli dell’Auditorium “Ennio Morricone” il 4 dicembre (ore 21) con l’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti, diretta da Paolo Damiani che da oltre un decennio segue questo progetto della Fondazione Musica per Roma. Fresu era sul palco in qualità di solista-ospite per l’esecuzione di una serie di suoi brani, arrangiati appositamente da membri della ONJGT in una collaborazione che si è articolata, seppure a distanza, nel corso di alcuni mesi. Due diverse modalità di rapporto, come si accennava, tra generazioni e due approcci alla creatività. Si parte da quella di Enrico Intra, sempre alla ricerca del nuovo, per sfuggire alla gabbia dei linguaggi anche jazz (ma non solo) quando accademizzano e insteriliscono ciò che era nato come codice eversivo e rivoluzionario.

Nel denso cartellone di dicembre alla Casa del Jazz è spiccato, come si è accennato, il recital del pianista-compositore-didatta-operatore culturale Enrico Intra.  Da molto tempo egli agisce per una sintesi originale tra jazz e musica europea (classico-contemporanea) nel senso più ampio, per un’espressività sonora opposta alle logiche della cultura (sonora e non) dominante, e per un approccio improvvisativo che non sia imitativo o basato su schemi e patterns. Nel 2013 ha formalizzato quest’ultimo aspetto con il volume “Improvvisazione Altra?” (editore Rugginenti, libro+Cd); il discorso è stato ripreso ed ampliato nel 2021 con “L’improvvisazione è improvvisata?”, scritto dal jazzista milanese insieme a Riccardo Scivales, (editing di Maurizio Franco, editore Musicians & Producers). Ha sostenuto Enrico Intra che “sul piano didattico (…) alcune regole (del linguaggio jazz) sono diventate il fulcro dell’insegnamento, contribuendo all’affermazione di un linguaggio stereotipato che, come conseguenza ultima, ha soffocato la creatività e il concetto stesso di creazione estemporanea, basato sull’avventura, sulla possibilità di sovrapporre la propria idea su di una struttura definita”. Scuole e conservatori hanno, secondo la sua opinione, diffuso sì conoscenze tecniche ma come insterilito e ossificato la creatività.

Avendo in animo di realizzare un nuovo album, dopo aver compiuto in luglio i novant’anni, Intra ha chiesto ad uno dei suoi produttori (Fabrizio Salvatore, dell’etichetta capitolina Alfa Music) di individuare cinque giovani musicisti con cui costruire il progetto.  Suoi assi portanti il dialogo fra generazioni; un’idea di musica intessuta per mezzo di condivisione, ascolto e crescita reciproca; un fondamentale lavoro sul suono e sul timbro, più che sul linguaggio. In questa prospettiva Enrico Intra ha invitato valenti jazzisti/e di nuova generazione sia in studio di registrazione (il 10 dicembre) che alla Casa del Jazz (l’11) per costruire insieme percorsi sonori, strutturati soprattutto in duetti e trii. Suoi compagni/e d’avventura la cantante Lucia Filaci, il trombettista Giacomo Serino (nato nel 1999), il sassofonista Vittorio Cuculo (alto e soprano; classe 1993), la contrabbassista Arabella Rustico (nata nel 2000) ed il batterista Daniel Besthorn. L’album, dal titolo “In-Tra in Duo”, sarà in uscita nel febbraio 2026.

Il concerto è iniziato con un breve, intenso, carismatico piano solo di Intra, sulle note del suo brano “Time Tai Chi”.  Poi si sono susseguiti dieci condensati quanto incalzanti episodi: piano/batteria; piano/voce/sax alto; di nuovo piano/batteria; piano/tromba; piano/voce/sax soprano; piano/contrabbasso/batteria; ancora piano/voce/sax alto; piano/contrabbasso; piano/tromba. Cartiglio di chiusura un altro profondo momento dedicato al solo pianoforte e poi il bis, tutti insieme in sestetto, abbandonato ad un certo momento dal leader soddisfatto del suo maieutico lavoro.

Negli incontri con Daniel Besthorn (ottimo compositore e arrangiatore) Intra ha suggerito una dialettica basato sul piano in quanto strumento percussivo, in tutte le sfumature consentite. Con la vocalist Filaci e il sassofonista Cuculo il pianista ha fatto leva sulla loro collaborazione (documentata da poco dal CD “A due voci”, Alfa Music), lavorando su fitte linee tematiche, spazi, suoni acuti (che al soprano evocavano Steve Lacy). Di grande qualità i duetti con il trombettista Giacomo Serino (solista e arrangiatore apprezzato e ricercato; lo ritroveremo nel recital di Fresu) dato che Intra lo ha spinto/sollecitato su terreni sonori inconsueti e sperimentali:  accordi di piano luminosi e note trombettistiche dalla qualità pittorica, tra il colore pastoso e l’acrilico; blues astratti e frammenti di ricerca timbrica. La contrabbassista Arabella Rustico ha, dal canto suo, utilizzato tutto lo strumento in pizzicato, arpeggiato e sfruttando gli armonici, servendosi anche della propria voce nel dialogo con il pianismo di Intra. In alcuni, brevi ma chiarificatori, interventi parlati il musicista milanese ha spiegato quanto sia importante la “pronuncia” che modifica il suono.  A novant’anni Enrico Intra è un Maestro nel senso più vasto del termine, un Maestro che pone i potenziali discepoli in situazioni lontane dal consueto per spingerli a cercare, insieme, nuove vie ed una improvvisazione “altra”.

Passando a Paolo Fresu, nella serata del 5 dicembre egli è intervenuto più volte – come di consueto – per spiegare i brani e per illustrare al pubblico il senso dell’operazione. Chiamato oggi a collaborare con l’ONJGT da Paolo Damiani – che fu, insieme a Bruno Tommaso e a Giovanni Tommaso, tra i primi a coinvolgere agli inizi degli anni Ottanta il giovanissimo trombettista sardo – Fresu ha evidenziato e sottolineato l’importanza di condividere la propria  musica con l’orchestra, attraverso l’arrangiamento di suoi tredici brani da parte di alcuni membri dell’ensemble condotto da Damiani. Il compito, delicato e interpretativo, di arrangiatore lo hanno assolto il chitarrista Thomas Lasca, il flautista Aldo Di Caterino, il pianista-tastierista Stefano Proietti, il trombettista Jacopo Teolis, il trombonista Michele Fortunato, il batterista Andrea Elisei. In tre brani è stato lo stesso direttore a scrivere l’arrangiamento mentre per “Il sogno delle case di specchio” l’autore è Giacomo Serino, trombettista non nell’organico, e per “Calmo” Roberto Catucci, da più di vent’anni nella Fondazione Musica per Roma (coordinatore della progettazione e della programmazione artistica; membro e coordinatore del comitato artistico del Centro di produzione musica della Fondazione stessa).

Tra l’altro, Paolo Fresu ha manifestato il suo apprezzamento per un’orchestra i cui musicisti/e, meno che trentenni, hanno l’opportunità di crescere e confrontarsi. “Il futuro – ha detto il trombettista senza mezzi termini – sono loro”; Paolo Damiani ha chiarito agli spettatori che l’Orchestra Nazionale Jazz Nuovi Talenti è un progetto sostenuto da dodici anni dalla Fondazione Musica per Roma che prevede un meccanismo di ricambio dei suoi componenti ogni due/tre anni, in base ad accurate selezioni. Si è, quindi, in presenza di un meccanismo istituzionale che favorisce lo svilupparsi delle energie creative e delle personalità sonore; nell’organico della ONJGT, si tenga presente, sono passati la cantante Camilla Battaglia, il trombettista Francesco Fratini, la violinista Anaïs Drago, il clarinettista Federico Calcagno, il vibrafonista Nazareno Caputo, la contrabbassista Federica Michisanti e la batterista Francesca Remigi. Appare, visto il percorso di questi (ed altri) musicisti, un meccanismo virtuoso. Si può dire altrettanto su quanto ha fatto Enrico Intra, con un percorso più breve e focalizzato, che ha dato frutti immediati e che maturerà anche a lungo termine.

Il recital orchestrale ha, inoltre, messo in evidenza le scelte del trombettista-compositore nell’ambito di un vasto repertorio performato in molte e diverse formazioni. Ben sei brani provengono da opere teatrali (“Tango Macondo”, ispirato al libro “Il venditore di metafore”, scritto da Salvatore Niffoi; “Kind of Miles”, dedicato a Davis, di cui è autore lo stesso Fresu; “Pinocchio Confidential”, uno spettacolo di Lella Costa e Gabriele Vacis, musiche scritte a quattro mani con il pianista Glauco Venier). Tre pezzi nascono come sezioni di colonne sonore per due film di Ferdinando Vicentini Orgnani (regista, sceneggiatore e produttore) quali “Vino dentro” (2014) e “The Beat Bomb” (2022, un documentario dedicato al poeta-intellettuale-agitatore Lawrence Ferlinghetti). Quattro composizioni, infine, pescano rispettivamente nei repertori del quintetto italiano, del Devil Quartet, del trio Mare Nostrum e del duo con Omar Sosa. C’è da dire che Paolo Fresu ha spesso suonato rivolto ai musicisti dell’orchestra, alternando tromba e flicorno con sapienti interventi elettronici; i suoi soli hanno dispensato lirismo e calore: in un brano è apparso in platea dove ha suonato, con palpabile ispirazione, in mezzo agli spettatori. Energia e fraseggi del leader-compositore sono stati esaltati dalla qualità degli arrangiamenti che si sono avvalsi degli assoli di Federico D’Angelo (sax baritono), Aldo Di Caterino (flauto), Lorenzo Simoni (sax alto), Iacopo Teolis (tromba), Michele Fortunato (trombone), Ada Flocco (voce) e Thomas Lasca (chitarra elettrica). Fondamentali il piano di Stefano Proietti, il contrabbasso di Giulio Barsotti e la batteria di Andrea Elisei, come Paolo Damiani che ha diretto e suonato il contrabbasso. A lui si deve l’inserto del poetico brano sardo “Non potho reposare” nel “Tema di Pinocchio”. Un recital davvero riuscito grazie alla sinergia fra “maestri” ed “allievi”, giocata su un piano di parità o, meglio, di disparità dovuta solo al numero delle esperienze vissute ma mantenendo la tensione a trasmettere ai più giovani e ad imparare da loro stessi.

Sia quello con Enrico Intra che quello con Paolo Fresu sono stati in tal senso due incontri memorabili, forieri di sviluppi e, di sicuro, episodi formativi ed indimenticabili per i giovani musicisti/e che, guidati da esperti quanto coraggiosi nocchieri, ne sono stati protagonisti.

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