Scuola Popolare di Musica di Testaccio: i nostri fantastici 50 anni! Facciamo festa!

Bruno Tommaso, Ettore Fioravanti, Eugenio Colombo, Massimo Nardi sul palco del teatro Anfitrione. Foto di Danilo Mililli
Tempo di lettura: 13 minuti
Cinque giorni di concerti ed iniziative al romano teatro Anfitrione per un murales sonoro collettivo. Tra i protagonisti Bruno Tommaso, Silverio Cortesi, Mario Raja, Massimo Bartoletti, Gabriele Coen, Massimo Munari, Adriano Dragotta, Nicoletta Gervasi, Simona Bedini

Emozione. Sì, emozione ed anche orgoglio sono i sentimenti di chiunque abbia partecipato alla vicenda della romana Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

Nell’ormai lontano 1975 (mezzo secolo fa) “intorno ad un manipolo di suonatori – racconta il comunicato stampa della SPMT – capeggiati da Bruno Tommaso, visionari e sognatori, prese corpo un sogno a cui lavorarono ragazzi, adulti, musicisti, insegnanti, curiosi”. Una storia fatta di sperimentazione didattica e ricerca musicale, inclusività ed interventi sul territorio, proposta culturale e concertistica, azione nel sociale e politica: una storia che continua ancora, pur in mezzo a difficoltà e problemi economici. La SPMT è sempre una realtà associazionistica, un luogo di incontro e di elaborazione per musicisti e operatori culturali: proprio per questo ha trovato il coraggio e la forza di organizzare cinque giorni per festeggiare il suo cinquantenario al Teatro Anfitrione in via di San Saba (“I nostri fantastici 50 anni! Facciamo festa!”, 5-9 novembre), vicino al quartiere Testaccio che costituisce la “radice” della sua storia. Oggi ha sede in piazza Giustiniani 4, dentro all’ex Mattatoio, ed offre agli adulti sette laboratori teorico-pratici, cinque laboratori interclasse, nove tra cori ed ensemble vocali, ventuno formazioni di musica d’insieme (dalla banda alle percussioni del Mediterraneo), ventuno corsi di strumento, più una vasta scelta di laboratori per bambini e ragazzi, organizzati in Teorico-Pratici, Cori, Musica d’Insieme e Collettivi Introduttivi allo Strumento.

È – come giustamente si autodefinisce – “uno dei più importanti laboratori di didattica musicale in Europa. È più che una semplice scuola: è un grande luogo di scambio musicale dove insegnanti ed allievi, bambini ed adulti danno spazio ai propri desideri. È una casa sempre aperta alla musica e ai suoi amici”. Una realtà che funziona ancora con criteri associazionistici, tariffe popolari e i cui insegnanti sono sottopagati, “sfruttati da noi stessi” come ha detto ironicamente uno dei suoi docenti storici.

Questa storia per certi versi esemplare – soprattutto negli attuali tempi fatti di arrivismo, individualismo, violenza e arroganza politica, guerre e disuguaglianze – merita di essere raccontata per quello che è: non una favola o un’utopia felice realizzata ma un processo di trasformazione e un’alternativa libertaria che ha vissuto e vive successi e sconfitte, progressi e arretramenti.

Questo racconto si è articolato nei cinque giorni de “I nostri fantastici 50 anni! Facciamo festa!” soprattutto attraverso la musica e la testimonianza, che ha ruotato attorno alla figura carismatica e straordinaria di Bruno Tommaso, trai fondatori della SPMT. Egli ha in varie occasioni puntualizzato il senso profondo e politico di quella operazione e lo ha narrato a chiare lettere nel libro “La scuola che sognavo. La musica come bene comune, il jazz come dialogo” (scritto con Alfredo Gasponi, Edipan 2020).

Mi soffermerò in particolare su due serate della manifestazione, ma è doveroso segnalare quanto accaduto anche nelle restanti tre. Il 5 novembre, sotto l’amletico titolo di “Essere o non Essere”, si sono ascoltati il Coro Polifonico, l’Orchestra Classica diretta da Massimo Munari e l’Orchestra di Musica Tradizionale guidata da Adriano Dragotta. Il 6 per “Messaggi Vocali” si sono esibiti il Coro Pop, diretto da Nicoletta Gervasi, e le Testaccio Gospel Voices, condotte da Simona Bedini. L’8 per “Costruttori di Suoni” hanno suonato l’ensemble musicale misto Non Solo Ottoni, diretto da Massimo Bartoletti, mentre l’Orchestra Giovanile di Jazz di Roma ha eseguito ”The Last Trumpet Maker”, una composizione inedita scritta dal suo direttore Mario Raja proprio in occasione dei 50 anni della SPMT. Già dalla semplice lettura di quanto proposto si capisce l’ampiezza delle musiche studiate e la varietà degli organici, comunque sempre basati su ampi gruppi e su uno dei cardini della scuola romana: la musica d’insieme, dimensione e pratica che i conservatori hanno per decenni totalmente e volutamente ignorato e che per la SPMT avevano, ed hanno, una fondamentale valenza musicale, sociale e culturale.

“Suonatori Sognatori – Testaccio Story” e “La musica che incontra il mondo” (7 e 9 novembre) sono gli appuntamenti che mi sembra opportuno approfondire. Nel primo, la parte iniziale è stata dedicata al racconto di Bruno Tommaso della nascita e del procedere della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, racconto che ha visto la partecipazione di Eugenio Colombo, Ettore Fioravanti e Massimo Nardi (musicisti che all’interno della struttura hanno svolto o svolgono – Nardi – attività di docenza e che hanno partecipato a molte iniziative e progetti testaccini). “Posso raccontare la storia della SPMT in quanto testimone oculare” ha esordito Tommaso, sottolineando al folto pubblico (teatro San Saba quasi esaurito) come sia necessario farlo perché il nostro paese ha poca memoria. Il compositore-direttore-didatta-contrabbassista-arrangiatore è partito da lontano, dalla legislazione sulla musica che ha rappresentato e segnato il rapporto società-istituzioni: dalla riforma Gentile (del 1923) che indicava le materie concorrenti alla formazione del cittadino, escludendone la musica (confinata ad un’ora alla settimana nelle sole scuole magistrali). “La musica per Gentile non serve, è una sovrastruttura”. Si collocava solo nei conservatori organizzati secondo il Regio Decreto del 1930, per molti aspetti era ancora operativo negli anni ’60 (e ’70).

Dopo aver citato le campagne di studio sul campo in Italia di Alan Lomax insieme a Diego Carpitella, fondamentali per il loro valore documentario e per il forte impulso dato agli studiosi nostrani della musica popolare, Bruno Tommaso è arrivato con il suo racconto agli anni ’60. “C’era un movimento di giovani allora che già tendeva al nuovo, anche nei conservatori. Tra le proposte di quel periodo: avviamento allo studio della musica elettronica; lavoro dei tecnici del suono; apertura all’etnomusicologia”. Nel 1971-’72 e nel 1972-’73 ci fu il corso sperimentale di jazz a S.Cecilia tenuto da Giorgio Gaslini, di cui Tommaso fu allievo insieme ad una vasta platea di frequentanti ed uditori, come i giovani e giovanissimi Massimo Urbani, Franco Piana, Patrizia Scascitelli, Maurizio Giammarco, Tommaso Vittorini, Toni Formichella, Bruno Biriaco, Eugenio Colombo, Danilo Terenzi… . Il corso fu, tra l’altro, occasione per dare voce e spazio ad “un ambiente musicale inquieto, a luoghi e lotte per lo sviluppo della ‘musica altra’ “, dal jazz a quella popolare e a tutto ciò che i conservatori respingevano. Il corso di Gaslini, frequentatissimo e lanciatissimo, venne chiuso da un direttore reazionario “ma l’ambiente ormai c’era” come l’esigenza di avere spazi di creatività, socializzazione e apprendimento.

L’idea di una scuola di musica aperta a tutti venne formulata da Tommaso durante una riunione indetta da due esponenti del  teatro tenda Spazio Zero (Stefania Macioce e Fabrizio Cecca) e aperta a vari operatori, musicisti, artisti ed abitanti di Testaccio per dar vita ad iniziative culturali per l’allora popolare quartiere (mercato, Mattatoio, botteghe artigiane…).  “Dove la facciamo? Occupiamo un edificio vuoto e lo troviamo al n.20 di via Galvani”, un edificio che apparteneva ad una banca di interesse pubblico che lo lasciava andare in disuso, tanto che era luogo per nascondere refurtive e per esercitare la prostituzione. “Era etico e corretto occuparlo” ha ribadito all’uditorio Bruno Tommaso. Realizzata l’occupazione -con il contributo di musicisti, artisti, giovani e abitanti del quartiere – vennero avviate ìniziative per sostenere la nuova realtà e, molto concretamente, per comprare materiali e bonificare-ripristinare-ristrutturare l’edificio in via Galvani.  “La prima rassegna fu proprio il 7, 8, 9 novembre 1975, 50 anni fa” ma si era giovani e incompetenti e non fu facile risistemare la futura SPMT.

A questo punto del racconto è intervenuto alla batteria (e a materiali d’uso) Ettore Fioravanti che ha sonorizzato demolizioni e ricostruzioni, attraverso una gustosa performance in cui piatti, tamburi, bacchette e oggetti percossi hanno rievocato ritmicamente e timbricamente quella fase del lavoro a cui tanti parteciparono.

Tra i docenti/ristrutturatori, oltre allo stesso Tommaso, c’erano Giancarlo Schiaffini, Maurizio Giammarco… Fatto sta che nel febbraio 1976 iniziarono i corsi ufficiali con docenti che, in massima parte, non avevano mai insegnato. La Scuola Popolare di Musica di Testaccio ebbe un vasto seguito e anche aiuti concreti. Per esempio Roberto Nicolosi (musicista e radiofonico affermato) si battè molto per pubblicizzare la scuola alla Radio Rai. “Veniva con il Nagra (registratore ‘a spalla’) e registrava quanto accadeva nella scuola (..). Altro aiuto importante fu quello di Roberto Cimpanelli: proveniente da una famiglia di musicisti, faceva il produttore cinematografico e realizzava manifesti. Fece i manifesti per la SPMT  gratis; venivano da noi attaccati in modo abusivo, di notte, in squadre di tre persone: due attaccavano ed uno faceva il palo”.

Bruno Tommaso, nel suo fervido ed affascinante racconto, ha spiegato come, nata la SPMT, si iniziò a discutere di criteri didattici , di cosa e di come insegnare. Tutto ciò secondo una nuova visione della musica, messa a punto anche sbagliando, secondo vie diverse, Uno dei primi insegnati è stato Eugenio Colombo, protagonista del secondo intervento sonoro. Il polistrumentista – tecnica eccellente, conoscenze musicali planetarie, improvvisatore e compositore di rara sensibilità e maestria – ha proposto una versione acustica del suo brano “Tarlo armonico” (dall’album “Giada” del 1990) in cui ha anche suonato in contemporanea sax alto e sax soprano.

La storia della SPMT, ha di seguito ricordato Bruno Tommaso, va calata nell’Italia degli anni ’70, anni di piombo e del terrorismo ma anche anni di grandi riforme e avanzamenti della società italiana, basti pensare alla legge e al referendum sul divorzio, a quella sull’interruzione di gravidanza, al varo dello statuto dei lavoratori e del diritto di famiglia, alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale. Dal canto suo la scuola, aperta a chiunque avesse interesse e a tutti i linguaggi sonori (popolari, jazz, classici…) privilegiava la musica d’insieme: laboratori, orchestre (anche da ballo), cori, la banda. In parallelo, come accennato, c’è stata una corposa elaborazione teorica, con la produzione anche di metodi; Maurizio Lazzaro ne scrisse uno per chitarra ed un suo allievo è stato Massimo Nardi, terzo protagonista sonoro della Testaccio Story. Nardi ha eseguito, per sola chitarra, un suo brano intitolato “Serenata”, che ha fatto parte del repertorio del quartetto Fortuna (anni 1989-’90 circa), di cui facevano parte Tommaso, Colombo, Fioravanti e lo stesso chitarrista.

“Abbiamo compiuto – ha affermato il narratore-fondatore – vari reati ma non ci hanno messo in gabbia”. Ci fu comunque un processo (intentato dalla banca proprietaria dello stabile) con imputati due rappresentanti del teatro Spazio Zero,  lo stesso Bruno Tommaso, Gerardo Iacoucci ed altri. “È andato tutto in prescrizione” e sull’esempio della scuola romana nacquero altre realtà sia nella capitale che altrove, come il fiorentino Centro Musicale Adrea del Sarto, la napoletana ANDJ, “Suono Improvviso” a Mestre. Si fecero altresì tanti convegni, conferenze, iniziative; molto si è lavorato per la didattica musicale per l’infanzia e Tommaso ha sottolineato l’importanza e il contributo fondamentale di Giovanna Marini, sia con il suo insegnamento che con le produzioni (anche internazionali come “Il regalo dell’imperatore”) le quali hanno diffuso la SPMT e la sua filosofia all’estero.

“Attualmente – è andato concludendo Bruno Tommaso -c’è una situazione di crisi e ci sono problemi economici. Però si va avanti, ci sono ancora motivi ideali, un’utilità dal punto di vista sociale, un messaggio di solidarietà, un’apertura mentale nella vita e nell’arte” che sono il retaggio attuale della SPMT. E qui gli applausi, che hanno punteggiato tutta la narrazione, si sono fatti più intensi.

Il Quartetto Fortuna, prima evocato da Nardi, è stato citato con i suoi pezzi in Re, con le tante prove e limitati concerti. La loro musica, bellissima e complessa, resta e in trio (Fioravanti alle tastiere, Colombo al flauto e Nardi alla chitarra) hanno eseguito la colombiana “Veli”, a conclusione della densa prima parte di Suonatori Sognatori.

Si è già parlato dell’importanza delle formazioni ampie e laboratoriali e con “Quando la banda passò. Storia in musica della Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio”, diretta da Silverio Cortesi, i brani hanno prevalso sulla narrazione. Il direttore ha peraltro dedicato il concerto a Bruno Tommaso e precisato che la prima prova della Banda della SPMT avvenne il 20 gennaio 1977, con direttore Tommaso Vittorini. Poi la bacchetta fu presa da Marco Tiso e dal 1986 (nel 2026 saranno quarant’anni) è nelle mani dello stesso Cortesi, attivo con gli arrangiamenti fin dal 1989; ha ricordato, inoltre, l’ampio e meritevole lavoro di scrittura per l’organico da parte di Raffaele Cassa.

La Banda, formazione costituita da dilettanti (anche se c’è chi, per questa via, è poi divenuto professionista), ha proposto un vario repertorio opportunamente arrangiato: dalle colonne sonore di Armando Trovajoli (“C’eravamo tanto amati”) al “Pasqualino Marajà” di Domenico Modugno e Franco Migliacci. Silverio Cortesi ha presentato e commentato con garbo ed ironia (oltre a dirigere con efficacia e a suonare spesso la tromba). Ha altresì ricordato le persone che hanno segnato la sua vita, annoverando tra di esse Giovanna Marini: “Era parte di noi, una maestra di vita”.

Con l’arrivo dell’ospite, la valente cantante e docente Patrizia Rotonda, il concerto ha cambiato passo in direzione di repertori popolari, di tradizione politica: quella anarchica di “Italia bella” (riferentesi alla grande migrazione italiana verso il Sudamerica) e “Stornelli di esilio” (o “Profughi d’Italia”). Toccante la “Variazione su ‘I treni per Reggio Calabria’ ”, una nota composizione della Marini. Nell’ultima parte la Banda si è mossa verso la musica afroamericana ospitando Mauro Verrone al sax alto e proponendo uno spiritual, “Just a Closer Walk with Thee, Lord”, eseguito lento come una funeral song e allegro (con vari solisti ospiti) in un immaginario ritorno dal cimitero, secondo la tradizione di New Orleans. Un festoso ed adrenalinico “Paris Canaille” ha concluso il recital e la serata del 7 novembre.

Anche per il recital del 9 novembre – iniziato nel tardo pomeriggio sempre al Teatro Anfitrione, posti tutti esauriti – la musica ha prevalso sulla parola. La tematica “La musica che incontra il mondo” si è trasformata in brani e suoni grazie ad un prestigioso Ensemble Strumentale, diretto da Bruno Tommaso, ed alla Testaccio Klezmer Orchestra, guidata da Gabriele Coen.

Nella prima parte Tommaso ha brevemente illustrato l’intreccio delle sue due nuove suite presentate al pubblico romano, opere originali in prima nazionale. Il compositore e carismatico bandleader – magrissimo, quasi ascetico ma intensamente comunicativo e carico di energia ben oltre le non ottimali condizioni di salute – ha velocemente introdotto “The Warrior from Capestrano” (di soggetto storico) e l’aforistico-metaforica “G e il Questore”. L’ensemble guidato dal compositore-fondatore è stato di altissimo livello, con artisti la cui vita/carriera si è intrecciata a quella della SPMT: Claudio Corvini (tromba), Stefania Foresi (flauto), Mauro Verrone (sax alto e clarinetto), Mario Raja (sax tenore), Torquato Sdrucia (sax baritono), Eugenio Renzetti (trombone, in sostituzione dell’annunciato Giancarlo Schiaffini), Marco Tiso (pianoforte), Roberto Nicoletti (chitarra elettrica), Bruno Zoia (contrabbasso) e Massimo D’Agostino (batteria).

Tre i brani che costituiscono “The Warrior from Capestrano”: “Adriatic Dawn” dal suggestivo tema e con in evidenza Verrone e Corvini; “Unwelcome Visitors” con un profilo melodico vivace, mosso e in tempo dispari. La scrittura di Tommaso ha esaltato sia l’ensemble che i solisti (Raja, Sdrucia, Nicoletti, Verrone) e coniugato in modo superbo il linguaggio del jazz con quello della musica classica e popolare. Conclude la suite l’omonima “The Warrior from Capestrano”, contraddistinta da un tempo di marcia – che poi si è trasformato in 4/4 jazzy – da controcanti, da backgound e special; la tromba di Claudio Corvini e il sax tenore di Mario Raja sono stati in questo brano particolarmente ispirati, all’interno di una policroma tessitura orchestrale.

Per “G e il Questore” le sezioni si intitolano “Ragione e sentimento”, “In giacca e cravatta”, “Vada via, trombettiere!”. In evidenza, oltre a tutto lo scintillante ensemble, Verrone (ma al clarinetto), Marco Tiso, Roberto Nicoletti e Massimo D’Agostino. Ma il concerto non finisce con le due suite: Bruno Tommaso, dopo i calorosi applausi del pubblico, ha ringraziato i musicisti “per quello che fanno per il bene della musica, dell’arte e della corretta socialità”. Avrebbe voluto inoltre ringraziare un mare di persone che hanno agito nei 50 anni di vita della SPMT ma, per non dimenticare qualcuno, ha fatto un ringraziamento collettivo citando la fonica (Silvia) e il presidente Paolo Cintio, direttore artistico dei festeggiamenti, di cui ha lodato – tra l’altro – la correttezza. “È un bravo pianista eppure non ha suonato nella rassegna”.

Ancora quattro brani per Bruno Tommaso e l’ensemble che hanno rappresentato altrettante occasioni per minilezioni di musica di grande interesse ed ampio respiro: “Probabilmente è il mio ultimo concerto, la mia ultima, piccola lezione di musica”. Si è partiti dalle parafrasi e dai mascheramenti, come “Il fascino indiscreto del ritmo” basato su “Fashinating Rhythm” di George Gershwin, come numerosi brani celebri del jazz.

A proposito di didattica innovativa e dei “tentativi di abbinare esercizi ed emotività, di dare spazio all’elemento poetico (non meramente tecnicistico) della musica”, Tommaso ha proposto un suo brano nato dall’esigenza di imparare la scala di Do minore. Si tratta di ““Ossessivostinato” che ha uno struggente, meraviglioso tema. Il penultimo brano è nato come bis per una suite composta durante l’edizione 2013 dei Seminari di Nuoro: la suite si chiamava “I migranti”, il bis “Barbarian Fog” dalla scura, tempestosa melodia di fascino arcaico.

“Epitaph” di Franz Joseph Haydn – che fu studiato dal primo coro della SPMT, diretto allora dal M° Angelo Lombardi – è stato il brano conclusivo dell’Ensemble Strumentale diretto da Bruno Tommaso. Dopo averne analizzato la melodia (una scala ottofonica armonica, con nelle prime cinque note un carattere blues) “Epitaph” è stato proposto a canone e, in seguito, sviluppato con una vertiginosa improvvisazione collettiva sui materiali sonori tratti da Haydn. La provvidenziale penna-bacchetta del M° Tommaso ha terminato l’esecuzione, coronata da applausi a scena aperta.

Difficile salire sul palco dopo tanta e così bella musica, ma la Testaccio Klezmer Orchestra – diretta dall’eccellente sassofonista-clarinettista-compositore-didatta Gabriele Coen – lo ha fatto portando quello spirito associazionistico, dilettantistico, appassionato ed internazionale che è parte integrante della filosofia della SPMT. Coen ha introdotto il recital (intitolato “Costruire Ponti di Pace”) sottolineando proprio il valore pacifista dell’organico, che si occupa di musiche ebraiche e del medio-oriente. Con gli ospiti Silvia Hernandez Huerta (cantante) e Pejman Tadayon (oud, ney, daf) la Testaccio Klezmer Orchestra ha, tra l’altro, suonato “Flatbushwaltz” (di Andy Statman), la canzone yddish “Abi Gezunt” (Finché c’è salute),  “Uskudar”, “Odessa Bugar” (con dedica ai popoli che soffrono a causa delle guerre), mentre il bis – cantato anche dal pubblico – è stato il brioso “Ale Brider”, inno della lega socialista ebraica fondata a fine ‘800.

Evviva i cinquant’anni della Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

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