Il CD propone all’ascolto contemporaneo una straordinaria performance del novembre 1985 del trio formato dal sassofonista (tenore e soprano) Larry Stabbins, dal pianista Keith Tippett – entrambi inglesi – e dal batterista sudafricano Louis Moholo-Moholo. I tre avevano registrato nel 1982 un album per l’etichetta FMP di Berlino, specializzata nel jazz più libero e radicale; svariate le loro esibizioni dal vivo dopo quell’incisione ma il concerto pugliese li vedeva riuniti dopo un periodo di latenza del trio, essendo occupati – soprattutto il pianista e il batterista – da altri impegni ed ingaggi.
Quella di Foggia è la prima di cinque date italiane (Bari, Roma, Pisa e Bologna) che testimoniano la presenza ancora notevole di organizzatori e pubblico appassionati ed interessati alla scena creativa del jazz europeo. Di quel gruppo (e di quel concerto) ha un vivido ricordo Larry Stabbins che ha prodotto il CD “Live in Foggia” con l’etichetta Ogun. Il sassofonista – l’unico ancora in vita del trio – che aveva allora trentasei anni (trentotto Tippett e quarantacinque Moholo) ricorda che “c’era un’intesa telepatica tra noi, nata da anni di forte associazione nella famiglia Ogun e che ci dava una libertà spesso inattesa. (…) un flusso torrenziale di idee senza sapere quale sarebbe stata la prossima e ciò rendeva la musica veramente vibrante, con un’ispirazione costante”. Vennero in effetti suonati due lunghi brani (“The Greatest Service” e “Shield”, a firma collettiva) in cui i temi scritti si espandevano verso composizioni istantanee, secondo una logica stringente e seducente. La regia di Tippett era condivisa dal percussionismo di Moholo che offriva ritmi e atmosfere sempre cangianti, mentre Stabbins (al soprano e tenore) oscillava tra l’innodico, il minimalista e il coltranismo.
Scrive il sassofonista-compositore Roberto Ottaviano – amico e collaboratore di Moholo dal 1980 – nelle note di copertina che “i momenti innodici, le ripetizioni coltraniane, e persino i ritmi delle cantilene africane (…) conducono il trio in una condizione diversa (…) enfatizzandone il carattere spirituale e antico”. Si ascolta, in effetti, una musica formidabile che genera poesia sonora palpabile e sorprendente, rischiosa e vincente, in cui le forme si dissolvono mantenendo quali radici vive jazz, blues e musica sudafricana.
