Da troppo tempo assistiamo allo sterminio del popolo di Gaza, coperto da un silenzio imposto da governi e media.
Noi non possiamo tacere. Siamo artisti e cittadini: la nostra lingua è il suono, ma il senso è politico.
Dare voce a chi è ridotto al silenzio, restituire dignità a chi è disumanizzato, costruire ponti dove si alzano muri.
L’arte è resistenza, memoria e speranza. In ogni concerto coltiviamo la possibilità di un futuro diverso, di vita che resiste anche nel dolore.
Il nostro songo è un domani di pace, in cui israeliani e palestinesi vivano insieme nel rispetto reciproco. Ma oggi vediamo apartheid, occupazione e pulizia etnica che negano al popolo palestinese il diritto all’esistenza.
Non basta parlare: bisogna agire con consumo critico, boicottaggi, sanzioni e stop al commercio delle armi.
Che il nostro suono sia il contrappunto al silenzio. Che la nostra arte diventi resistenza e promessa di un mondo più giusto.
Federazione Nazionale Il Jazz Italiano
(comunicato redatto ai primi di settembre, prima dell’inizio dell’attacco di terra a Gaza da parte dell’esercito israeliano)
