International Jazz Day, un giorno per il jazz “strumento di dialogo interculturale e simbolo di libertà”

Roma, Auditorium Parco della Musica 30 04 2025 INTERNATIONAL JAZZ DAY 2025 Sul palco, tra gli altri, G.Telesforo, P.Fresu, S.Bagnoli, F.Cavestri, P.Della Porta, M.Giammarco, B.Ferra, M.Ionata, M.Cutello, G.Cutello, V.Solimene, C.Fayenz, C.Gori, D.Spalletta ©Fondazione Musica Per Roma / foto MUSA
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Quando il jazz non è solo una musica: l’International Jazz Day, Insulae Lab a Kiev, il 20° della Casa del Jazz, “Pathways to Jazz”

Da alcuni anni le guerre (in Ucraina, in Sudan, nel Medio Oriente…) hanno ricominciato a distruggere vite e speranze. L’arte e la bellezza, la musica e il suo messaggio possono – forse debbono – esprimere un pensiero e un sentire alternativo, direi oppositivo, rispetto alla rinnovata barbarie bellica.

Il 30 aprile 2025, in questo senso, ha avuto un significato particolare, perché il giorno del 14mo International Jazz Day – istituito dall’Unesco nel 2011 – ha visto il coinvolgimento musicale di oltre centonovanta paesi, in un reticolo di piccole e grandi manifestazioni, di iniziative sul territorio e di corpose rassegne. Un giorno che non ha valenza retorica perché un organismo internazionale quale l’Unesco (che mantiene ancora la sua importanza e il suo prestigio, nella sempre più diffusa critica all’ONU e alle sue articolazioni) riconosce al jazz un valore in quanto veicolo di dialogo tra culture, musica che porta un messaggio di apertura e conoscenza, di multiculturalismo e di uguaglianza. Non è un caso che il concerto principale – svoltosi quest’anno ad Abu Dhabi, nel 2026 ci si ritroverà a Chicago – si sia concluso con l’esecuzione di “Imagine” di John Lennon, brano divenuto un inno universale di pace al di là dei generi, diffuso dalle scuole sino alle grandi manifestazioni. L’International Jazz Day non si è celebrato, però, in Israele mentre in Sudan (con un’iniziativa on line, “Raise Up for Sudan”) e in Ucraina sì. In particolare ad Odessa il 30 aprile si è tenuto il festival “Jazz – Music of Peremoga!”, con la partecipazione della Odesa National Music Academy e dell’Exemplary Children’s Choir “Zabava”. Un episodio di autentica resistenza culturale nel contesto di una guerra ancora aperta che non ha mai risparmiato, sul fronte ucraino, le città e i civili. Del resto il 3 e 4 aprile scorso Paolo Fresu – insieme ad altri jazzisti italiani quali Rino Cirinnà, Edoardo Petretti, Marco Zenini e Francesco de Rubeis e per le iniziative del progetto Insulae Lab “Sketches of Islands” – era stato due giorni a Kiev. Grazie alla collaborazione fra Ambasciata d’Italia, Istituto di cultura italiana e Insulae Lab, il trombettista e gli altri musicisti hanno tenuto il 3 una masterclass (presso la R.Glier Kyiv Municipal Academy of Music) e un applaudito recital il 4 all’Origin Stage.

Paolo Fresu ha iniziato il concerto nella sala (sold out i trecentocinquanta posti) con l’esecuzione dell’inno nazionale ucraino in duo (per flicorno e il pianoforte di Edoardo Petretti). “Portare qui un linguaggio di pace come la musica – ha dichiarato Fresu a ‘L’Unione Sarda’ – è un privilegio. Significa toccare con mano la realtà, andare oltre le immagini che vediamo da lontano. Essere presenti. È un piccolo gesto, forse, ma in certi contesti può valere tantissimo”.

In Italia l’International Jazz Day ha registrato oltre novanta iniziative, distribuite su tutta la penisola con varie punte di eccellenza. A Roma, per il secondo anno consecutivo, l’associazione “il Jazz va a Scuola” (con la direzione artistica di Gegé Telesforo e Paolo Fresu) ha organizzato un 30 aprile di incontri, concerti, premiazioni, dibattiti articolati tra la Casa del Jazz, la Cavea e la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, intitolato ad Ennio Morricone.

La lunga giornata si è svolta all’insegna non della celebrazione quanto in una prospettiva didattica e formativa (è la missione de “il Jazz va a Scuola”, attivissima associazione guidata da Catia Gori e Sonia Peana) e presentando il jazz come musica dell’incontro, dell’ascolto, della condivisione, del progetto partecipato, della creatività di gruppo. In tal senso, importante è stata la conferenza mattutina su “L’arte dell’improvvisazione – espressione e creatività dei linguaggi artistici” (di cui si aspettano gli atti) con interventi da Franco Lorenzoni a Bruno Tommaso, da Annalisa Spadolini a Massimo Nunzi.

Il concerto serale, presentato con bravura e carisma dalla giornalista di RadioTre Claudia Fayenz, ha intervallato i recital dei gruppi in cartellone (l’effervescente Big Mama Legacy di Telesforo e l’acustico-elettrico Devil Quartet di Fresu) con il conferimento di significativi premi e con l’esibizione di vari ospiti nelle formazioni. In questo senso le presenze della cantante Daniela Spalletta, dei sassofonisti Maurizio Giammarco e Max Ionata, dei giovani pianisti Vittorio Esposito e Francesco Cavestri (come di Vittorio Solimene, Christian Mascetta, Giovanni Cutello e Matteo Cutello nella Legacy di Gegè Telesforo) hanno reso esperienza viva e palpabile il dialogo tra generazioni dei jazzisti, dato spazio a nuovi talenti, creato situazioni di interplay inedite, nello spirito più autentico del jazz che è, tra l’altro, l’arte dell’incontro e del dialogo attraverso la musica.

Anche per i premi conferiti si è trattato di momenti autentici di riconoscimento di valore da parte di una comunità (non chiusa né tantomeno autoreferenziale) ad alcuni suoi membri che si sono distinti per un’azione non solo musicale ma, più ampiamente, culturale. La straordinaria cantante Daniela Spalletta ha ricevuto il “Premio Franco Fayenz la via femminile al Jazz” (Fondazione Una Nessuna Centomila), occasione per sottolineare quanto lavoro di carattere formativo e culturale ci sia ancora da fare per un’effettiva parità di genere e per combattere il dramma dei femminicidi. A Pino Saulo – entusiasta e propositivo funzionario di RadioTre, creatore di programmi e rassegne, da pochissimo in pensione – è stato assegnato il “Premio Adriano Mazzoletti alla Divulgazione”, riconoscimento consegnato da Annamaria Mazzoletti e accompagnato da una toccante clip audio. Bruno Tommaso (contrabbassista, compositore e soprattutto didatta eccezionale, attivo da decenni) ha ricevuto da Annalisa Spadolini e dall’associazione “il Jazz va a Scuola” il “Premio Luigi Berlinguer alla Didattica”, un giusto riconoscimento ad una delle maggiori personalità del jazz e della musica in Europa. In un’atmosfera vivace e di jam-session, di narrazione e quasi di storytelling l’ultranovantenne ma lucidissimo (nonché ironico) fisarmonicista Gianni Coscia ha ricevuto un meritato “Premio alla Carriera”, consegnatogli da un altro jazzista di lunghissimo corso come il batterista Gegé Munari.

La festa sonora, perché alla fine questa è stata, del 30 aprile International Jazz Day si è conclusa con una jam-session collettiva sulle strutture del blues, in un abbraccio fatto di gioia e di speranza/lotte per la pace.

Dal canto suo RadioTre ha dato spazio all’iniziativa dell’Unesco  nella serata del 30 attraverso un recital in sala A (dedicato alla figura della baronessa Nica de Koenigswarter, con Valerio Corzani e Giorgio Li Calzi) e ospitando gli Storytellers guidati dal sassofonista Simone Alessandrini (al loro terzo album per la Parco della Musica Records) nello spazio de “La stanza della musica” (dalle ore 22).

Il 21 aprile la romana Casa del Jazz ha festeggiato il suo ventennale. Due decenni sono passati da quando l’allora sindaco Walter Veltroni destinò e restituì la struttura (casale e parco, requisiti al cassiere della banda della Magliana, quindi beni sottratti alla mafia) alla cittadinanza capitolina per farne un polo musicale dedicato al jazz e un luogo di memoria della lotta alla mafia. Tra le varie iniziative celebrative del doppio decennio di attività una maratona pianistica, iniziata alle 11 del mattino, che ha visto susseguirsi pianisti di varie generazioni e poetiche quali Vittorio Solimene, Enrico Zanisi, Rita Marcotulli ed Enrico Pieranunzi.

Nel concerto serale, il pianista romano si è espresso nell’ampiezza del suo ricchissimo linguaggio, delle sue originali composizioni (cuore di un esteso repertorio) e del suo raffinatissimo solismo. “Dreams in the Morning”, “Je ne sai quoi”, “Come rose dai muri”, “The Heart of a Child”, “Si peu de temps” più standard quali “Suspension Points”, “My Foolish Heart” e “Yesterdays” hanno affascinato il pubblico nella loro bellezza, con una gamma di dimensioni emotive dalla tristezza alla gioiosa esuberanza. Musiche appena intervallate, o meglio ben suturate, dalla narrazione sempre originale, autentica e di grande comunicativa di Enrico Pieranunzi, un artista di livello mondiale ed il solo jazzista italiano ad aver inciso dal vivo al Village Vanguard di New York.

Dieci giorni prima (l’11 aprile) la Casa del Jazz ha ospitato la serata “Pathways to Jazz: una notte di jazz italiano”. Si tratta di un premio/borsa di studio creato nel 2014 negli USA (per la precisione in Colorado) dal mecenate Alan Cogen. Al suo decimo anno di attività – e grazie alla collaborazione con l’organizzazione no profit “Music for Love” e con il suo fondatore-animatore Franco Nannucci – “Pathways to Jazz” si è aperto allo scenario jazz italiano (e lo farà anche per il 2025). Sono stati selezionati musicisti e gruppi che – attraverso borse di studio (grant) finalizzate a realizzare progetti discografici – hanno inciso (o stanno lavorando ad) album basati su organici ed idee originali, spesso a in una prospettiva/dimensione internazionale. Nella vivace serata alla Casa del Jazz – presenti Alan Cogen, la program manager Sarah Goodroad e Franco Nannucci – sono stati ascoltati e/o visti – attraverso appositi filmati – i lavori dei premiati presenti: il contrabbassista Jacopo Ferrazza (album “Prometheus”, Teal Dreamers Factory), il pianista Fabio Giachino, il sassofonista Max Ionata, la vocalist Badrya Razem (insieme al bassista Pierluigi Balducci), la batterista Francesca Remigi e il contrabbassista Ferdinando Romano (album “The Legends of Otranto”, GleAM Records) .

Per quanto concentrate, le esibizioni-video e il collettivo pezzo finale hanno dimostrato l’alto livello progettuale ed espressivo del jazz italiano, apprezzato da un’iniziativa internazionale che punta sulla nostra scena per favorire un’ulteriore crescita di talenti: “Pathways to Jazz è onorato di sostenere gli artisti nel dare vita alla loro musica, assicurandosi che il loro lavoro possa raggiungere e ispirare il pubblico per molti anni a venire”.

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