“A New Day”, uscito nel luglio 2024, è il quarto disco ECM (come leader) per il pianista Giovanni Guidi, a suo tempo emerso nei gruppi di Enrico Rava e ormai uno degli artisti di punta del jazz europeo. Un breve tour ha permesso al jazzista umbro di rimettere al centro dell’attenzione quel repertorio – peraltro in continua evoluzione – insieme al tenorista afroamericano James Brandon Lewis (un caposcuola del jazz odierno), al contrabbassista Joe Rehmer (più che valido sostituto di Thomas Morgan) e al policromo batterista Joāo Lobo (con Guidi e Morgan n trio nei dischi ECM “City of Broken Dreams”, 2013, e “This Is the Day”, 2015; in “Avec Le Temps”, 2019, invece in quintetto).
Tra Roma (Casa del Jazz, 26/3), Firenze (Brillante – Nuovo Teatro Lippi, 27/3), Piacenza (Sala degli Arazzi – Piacenza Jazz Fest, 28/3) ed Amsterdam (Bimhuis, 29/3) il quartetto ha, quindi, riproposto i brani di “A New Day” in versioni differenziate e, spesso, uniti in lunghe medley, insieme a materiali nuovi elaborati in un interplay totale fra i suoi membri.
Nel concerto romano la musica di Giovanni Guidi si è, in particolare, librata come un vitalissimo canto di gioia e di sofferenza, che il pianista ha intonato e guidato in totale sinergia con James Brandon Lewis, artisti visionari accomunati in particolare da un ‘espressività melodica che era già prepotentemente emersa nell’album “Ojos De Gato” (2021, CamJazz), dedicato a Leandro “Gato” Barbieri. I brani hanno viaggiato spesso su un tempo libero, o meglio su un fluttuare del tempo dal metro più emotivo che ritmico, con accelerazioni e rallentamenti. I temi e i nuclei melodici sono stati spesso reiterati, variandoli, in funzione della costruzione di un vertice (a volte un vortice) espressivo, con addensamenti e rarefazioni della materia sonora.
Il piano ha mantenuto un ruolo di guida nello svilupparsi delle varie composizioni, da “Canto Del Ocelis” a “Wonderland”, da “Only Sometimes” a “Luigi (The Boy Who Lost His Name)” fra le altre. Ruolo guida ma aperto e, per molti versi paritario, rispetto alla continua e co-carismatica presenza del sax tenore di J.B.Lewis, in interazione combinata con il percussionismo timbricamente e ritmicamente cangiante di João Lobo e con il bassismo energico e liberamente divagante di Rehmer. Un quartetto dalla forte personalità di gruppo, capace di muoversi a suo agio in una sorta di “pieno orchestrale” (e in ‘fortissimo’) come nello spazio e nel silenzio, generando un senso di “attesa” e “sospensione” quasi doloroso. Guidi, tra l’altro, ha un’adesione totale con lo strumento, fluttua e ondeggia sulla tastiera mostrando una tecnica egregia (elaborata tra Cecil Taylor a Bill Evans, passando per McCoy Tyner) piegata a fini emotivi ed espressivi. James Brandon Lewis, dal canto suo, ha da tempo elaborato e personalizzato i linguaggi di John Coltrane ed Albert Ayler in uno stile estatico che accomuna ascensione spirituale a materialità terrestre dell’urlo blues.
Un concerto, quello alla Casa del Jazz, che ha dato ulteriore potenza e comunicatività ad un progetto-album come “A New Day”, già di suo fortemente connotato, dimostrando come l’intesa sonora e la collaborazione artistica tra Guidi e Brandon Lewis stia crescendo in modo esponenziale.
