Tango, Heitor Villa-Lobos, Antonio Vivaldi, Luciano Berio, musica turca, lingua siciliana, canzone argentina, improvvisazione jazzistica, blues, melos mediorientale, canto lirico. È possibile coniugare elementi e repertori sonori tanto variegati e differenti – nel tempo e nello spazio – dando vita ad un concerto che abbia identità e personalità unitarie?
È possibile se si ha una grande, ed approfondita, padronanza di linguaggi, stili, generi e atmosfere sonore insieme ad una sensibilità artistica fuori dal comune come quelle dimostrate dalla pianista-compositrice Stefania Tallini e dalla vocalist-compositrice Daniela Spalletta, unite per un progetto discografico e per alcuni concerti conclusisi con il recital all’Alexanderplatz di Roma l’11 febbraio scorso.
La pianista – alla fine dell’esibizione del duo per i “Concerti del Quirinale” del 9 febbraio (Radio3, ascoltabile su RaiPlay Sound – ha spiegato che il canto e la melodia sono “il centro di ciò che cerco nella musica anche quando scrivo ed arrangio (…). A maggior ragione con Daniela Spalletta per il progetto che abbiamo basato sul canto”, il tutto in un’ottica in cui piano e voce sono, comunque, due strumenti che dialogano. È, quindi, il canto l’elemento di continuità che consente a due artiste speciali – come hanno scritto – di “mettere insieme le loro storie musicali in un concertare multiforme, in cui epoche ed estetiche – lontane nel tempo e nello spazio – si inseguono e dialogano, creando un gioco di rimandi, dall’imprevedibile divenire”. Torna in mente, in tal senso, l’affermazione di Duke Ellington secondo cui, al di là delle etichette, esistono la musica buona e quella non buona: senza confini né barriere.
Ciò hanno, in effetti, vissuto e ascoltato gli spettatori presenti all’Alexanderplatz l’11 febbraio sera, tra le mura della storica cave romana in un contatto ravvicinato con la musica prismatica e policroma di Stefania Tallini e Daniela Spalletta, cui si sono aggiunti alcuni ospiti (il percussionista degli Stomp Keith Middleton e il flicornista-trombettista Franco Piana).
Si comincia con “Rio Tango”, musica della Tallini e testo in siciliano della Spalletta (raffinata autrice di liriche), un brano in cui il trascinante ritmo argentino si coniuga con vocalità mediterranea ed episodi in scat. La prima virata porta al Brasile di Villa-Lobos, alle sue “Bachianas Brasileiras” (n.5) e qui il gioco diventa più spericolato, con la voce che in solitudine stupisce (per articolazione, salti di registro, accelerazioni, ritmo interiore) e insieme al piano si sposta su un registro molto acuto. L’omoritmia bachiana si sposa ed alterna a fraseggi che distillano e sussurrano i suoni, mentre il canto si fa più sperimentale e ritmico. Il successivo “Yasam” porta la firma di Daniela Spalletta su un testo del poeta Nazim Hikmet: qui siamo in pieno melos mediorientale con il piano che avvolge il canto con i suoi accordi, esaltando sia la sonorità delle liriche che gli sviluppi solistici.
Con “Lilith Dance” della Tallini – e la presenza del percussionista afroamericano Keith Middleton – si passa prima ad atmosfere sospese e rarefatte e, poi, ad un trascinante ostinato ritmico del piano che guida tutti, a partire da un tema scattante e iperveloce. Nel mutevole e chiaroscurale gioco dei contrasti la successiva “Zahara” riporta l’attenzione sulla melodia: una canzone d’amore in siciliano della Spalletta che profuma e incanta come la zagara (fiore d’arancio) del titolo. Ancora una robusta virata nel “viaggio sonoro” quando le due artiste eseguono l’Aria “Agitata da due venti” di Antonio Vivaldi, dall’opera “La Griselda”. Si tratta di una pagina difficoltosa a livello tecnico e piuttosto impegnativa in quello espressivo: i velocissimi ribattuti (anche a mani parallele) della Tallini e il canto con voce di soprano della Spalletta la propongono con sicurezza e personalità, alternando e sovrapponendo virtuosismo e capacità di interpretazione.
Con il morbido e vocalizzante flicorno di Franco Piana si plana verso “Silent Moon”, composizione di Stefania Tallini che – attraverso ondate sonore create dagli arpeggi – dà vita ad un “paesaggio sonoro” illuminato dalla luce silenziosa e algida della Luna. Voce e flicorno si alternano e rimandano l’un l’altro prima degli sviluppi solistici e del ritorno all’atmosfera cullante ed onirica del tema e, infine, alla coda con le tre “voci” che si intrecciano. Il pubblico dell’Alexanderplatz applaude ed apprezza, condotto in un seducente viaggio sonoro spazio-temporale. “Ballo”, dalle “Folksongs” di Luciano Berio, con il suo testo di anonimo siciliano e il disegno melodico-ritmico veloce e incalzante sembra il terreno ideale per il duo che si allarga di nuovo a trio con Middleton. È il performer afroamericano ad inserire una scansione percussiva (realizzata vocalmente) che, nel suo svolgersi, orienta il brano verso il funky e il rap, con il contributo di Daniela Spalletta: uno spazio libero e creativo prima della ripresa del motivo di Berio.
È, ancora, la vocalist siciliana a proporre un suo brano di impronta barocca, seguito da “Festa no sertão” di Villa-Lobos contrassegnato da una prima parte frenetica e MPB ed una seconda più lenta e meditativa, quasi assorta.
Gli applausi degli spettatori inducono Stefania Tallini (apprezzata pianista, compositrice e didatta che fonde in modo assolutamente originale nel suo linguaggio influenze jazz, classiche e brasiliane) e Daniela Spalletta (vocalist e compositrice, arrangiatrice e autrice che ha studiato jazz, piano e canto barocco; una tra le migliori voci del panorama odierno) a suonare due bis, di natura diversa. Il primo è “Alfonsina y el mar” di Ariel Ramírez e Felix Luna, brano dedicato alla poetessa e giornalista argentina Alfonsina Storni (di origine italiana, morta suicida nel Mar de La Plata), reso celebre da Mercedes Sosa. Ne danno una splendida, vibrante, accorata interpretazione. Quasi a stemperarla il recital all’Alexanderplatz si chiude con un blues improvvisato cui partecipano Keith Middleton (che lo avvia con un set di autopercussione) e Franco Piana al flicorno, in una sorta di breve e liberatoria jam. Per chi volesse ascoltare il duo il 18 maggio saranno al Teatro del Lido di Ostia.
