Il 2025 è il ventennale della romana Casa del Jazz, bene sequestrato alla mafia e destinato nel 2005, dal sindaco Walter Veltroni, a pubblica utilità. Varie iniziative festeggeranno il suo doppio decennale ed avanzato è il programma della rassegna estiva “Summer Jazz”, con varie date esclusive fra cui quelle del rinnovato quintetto Rava-Fresu-Bollani-Pietropaoli-Gatto (6-7 giugno) e il recital di Branford Marsalis (8 luglio). Nel frattempo la Casa del Jazz, diretta da Luciano Linzi, propone nuovi talenti come affermati jazzisti.
È il caso della pianista-compositrice Patrizia Scascitelli con i Reunion Five che nel pomeriggio domenicale del 2 febbraio ha richiamato un folto pubblico. La jazzista, che ha vissuto a New York per quattro decenni, è ormai tornata in Italia da un paio d’anni e propone il suo repertorio, passato e presente, con Andrea Pace (sax soprano e tenore), Mark Di Gaetano (chitarra), Dario Piccioni (basso elettrico) e Max De Lucia (batteria).
La Scascitelli si alterna al pianoforte e alla tastiera (dal suono alla Fender Rhodes) e guida il gruppo, scrivendo anche gli arrangiamenti. Allo strumento acustico ha tocco nitido e fraseggio complesso che spesso lavora di contrappunto-integrazione ai temi; in altre occasioni si concede assoli ricchi di groove e passaggi ad accordi. Alla tastiera agisce soprattutto in funzione ritmico-accordale, con arpeggi saturi di energia. Nel quintetto si fondono e, talvolta, si giustappongono la chitarra di Di Gaetano e le ance di Pace, su una sezione ritmica rodata e cinetica. Il risultato è un jazz solido e swingante (con richiami al funk) che utilizza spesso forme blues (“Pink Flamingo”) ma sa anche essere introspettivo (“Life and Death”, risale agli anni ‘80), virare verso il pop sofisticato (“Andalusia”, scritta da Mark Di Gaetano) e utilizzare i ritmi latini (“Mirella”, pezzo inciso nel 2004).
Da apprezzare che, oltre alla rilettura di brani consolidati (il “Secret Blues” in apertura, registrato nel 2009), non manchino brani di recente composizione quali l’articolato “Storm of Love” e l’espressivo “Holding Back Tears”, apprezzabile per l’originale tema. Del resto Patrizia Scascitelli sta ricostruendo – in una scena italiana molto mutata dagli anni ’80, quando la lasciò – un organico stabile che esprima la sua personalità e quella del collettivo: “Per me i musicisti – ha dichiarato – sono come una famiglia, con i suoi alti e bassi”.
Pubblico diverso e più giovanile per il recital serale (31 gennaio) del batterista-compositore Daniel Besthorn con il sestetto Radiance. Tedesco di origine ma ormai domiciliato a Roma, formatosi nell’ambito del Saint Louis Music College – molti allievi ed allieve fra gli spettatori – Besthorn ha proposto con rinnovati arrangiamenti il repertorio del suo album “Emotions” (Alfa Music, 2023; apprezzato anche dalla rivista britannica “Jazzwise”), cui ha aggiunto un trascinante brano di Kenny Garrett e sue nuove composizioni. Nel disco il batterista aveva a disposizione un ottetto formato da giovani jazzisti europei, con due ottoni e tre ance. Alla Casa del Jazz ha suonato e diretto un eccellente sestetto con l’ottimo Francesco Fratini (tromba), gli originali e complementari Igor Senderov (al sax alto: guizzante, tecnico ed iperveloce) e Nicola Concettini (al sax tenore: più timbrico e ‘cool’, dal suono molto personale) insieme all’efficace pianista ‘tessitore’ Giuseppe Sacchi e all’esperto e originale contrabbassista Luca Bulgarelli, musicista di vasta esperienza e carisma.
La qualità e l’originalità dei brani di Daniel Besthorn, peraltro batterista di buon livello, sta nell’attingere alla storia del jazz in maniera non tradizionalista, creando forme, arrangiamenti, condotta delle parti non comuni e, spesso, sorprendenti. Si prendano l’esposizione dei temi o la scansione ritmica: il gioco tra i tre fiati varia sempre nei pezzi di Besthorn, generando microsezioni o call and response mutanti; il tempo dei brani non è mai unico e monocorde ma lavora su una varietà capace di insistere sul tempo libero come di alludere al drum and bass. In un certo senso il jazzista tedesco ha fatto sua la lezione di Charles Mingus e di Jelly Roll Morton.
Se “Emotions” usa, rinnovandola profondamente, la forma canzone, “Growing & Changing” propone esattamente quanto promesso dal titolo mentre in “That Time” si lavora su un tempo lento e sulle singole voci (anche in solo) di tutti i sidemen. Non mancano pezzi in cui si richiama il “Countdown” di John Coltrane, altri interamente – e raffinatamente – scritti ed altri ancora nei quali la lezione dell’Esbjorn Svensson Trio viene attualizzata e rigenerata.
Il jazz di Besthorn e dei suoi musicisti esprime, con vigore e personalità, davvero i nostri tempi.
