Ava Alami – cantante e autrice, pianista – si sta affermando nella scena del jazz italiano. Invitata a svariate rassegne (tra cui la romana “Diva’s Jazz” nell’estate scorsa) ha pubblicato l’album “Azalea” (WoW Records; in un titolo suona il grande pianista Dado Moroni) in cui canta accompagnata da Francesco Fratini (tromba), Vittorio Solimene (piano), Giuseppe Romagnoli (contrabbasso) e Matteo Bultrini (batteria); Fratini e Solimene – come solisti, compositori e bandleader – sono tra i musicisti italiani più interessanti delle nuove generazioni. A gennaio 2025 uscirà un nuovo album per l’etichetta newyorkese La Reserve (produttore Francesco Fratini), un progetto con il pianista Vittorio Esposito.
L’8 novembre Ava Alami si è esibita alla capitolina Casa del Jazz, insieme ad Esposito (piano e synth), Simone Sansonetti (chitarra elettrica), Giulio Scianatico (contrabbasso) e Cesare Mangiocavallo (batteria), formazione che esprime un intenso interplay ed un senso di profonda intesa, condivisione e circolarità attorno alla sua leader. La sua presenza scenica è essenziale ma la bellezza (su diversi registri e timbri) e la particolarità della sua voce attraggono fortemente, insieme ad una raffinata gestualità delle mani e all’intensità dello sguardo.
La vocalist, nata e cresciuta in Italia, ha origini iraniane e la musica del suo paese e del Medio Oriente (oggi così martoriato) è ben presente nel suo stile vocale e nel suo repertorio. La Alami, infatti, canta in persiano, inglese ed italiano ed è autrice di testi, originali ed ispirati, e di musiche.
Nel recital romano ha proposto una diecina di titoli. In apertura “Gonnar” – brano della tradizione popolare persiana che le cantava il padre – ha ben alternato e fuso il melos originale con una scansione ricca di accenti jazzistici. Un altro brano – derivante sempre dall’Iran ma diffuso anche in Grecia e Turchia – ha avuto accenti accorati; drammatici quelli di “Fadi”, pezzo scritto interamente dalla Alami ispirato ad un bambino morto sotto un bombardamento (e visto tramite Instagram). Come autrice di testi, oltreché interprete in lingua inglese, la vocalist si è ascoltata in “Moon Child”, un brano del batterista Nasheet Waits a tempo lento, e in “Both of You” scritto da Vittorio Esposito, composizione ricca di tensione ritmica. Esposito è anche autore della musica di “Sun In the Flower” (testo di Donatella Mortinaro) a riprova dell’intesa tra pianista e cantante e del duo progettato a livello discografico.
Altri pezzi eseguiti davanti ad un pubblico caloroso sono stati “Nostos” del chitarrista Sansonetti che ha accompagnato la Alami nel delicato ed intenso “Accendi una Luna nel cielo” (Toquiño/De Moraes) – cantato in italiano – e il bis, lo standard di Kern/Hammerstein II “Nobody Else But Me”.
Un’ora e venti di concerto per una cantante ed un gruppo da seguire, in barba a quanti considerano il jazz un linguaggio morto che non interessa i giovani e a favore di quel meticciato culturale che è sempre stato fondamentale per la musica di matrice afroamericana.
