Le brillanti “amenità” di Silvia Valtieri

Un dettaglio della copertina dell'album della pianista, compositrice e vocalist
Tempo di lettura: 2 minuti
“Tempi supplementari” per un album del 2023 tra ironia, vocalità e surrealismo linguistico

Ho sentito “amenità” (Carta Vetrata, 2023), album della pianista e compositrice (anche vocalist) Silvia Valtieri varie volte. Varie volte perché sono rimasto colpito dalla bravura del trio (Nicola Govoni al contrabbasso e Giacomo Ganzerli alla batteria) il cui linguaggio è elegante ma non pretenzioso, fluido e con una nonchalance che è propria di chi sa bene cosa sta suonando. La maggior sorpresa è, però, legata al repertorio con brani originali della Valtieri (sue le liriche), altri arricchiti da testi in italiano della medesima e musiche dello statunitense David Frishberg (1933-2021). Pianista, vocalist, compositore e autore di testi non è molto conosciuto in Italia ma ha, tra l’altro, collaborato con Anita O’Day e Diana Krall; artista, Frishberg, che Silvia Valtieri ha studiato in profondità e a cui dedica appositi concerti. Completano l’album la presenza di John De Leo in “Morire” e un travolgente “Zoot walks in”, scritto a quattro mani da Frishberg e Gerry Mulligan che hanno tracciato (1987) uno splendido ritratto del sassofonista tenore Zoot Sims.

“amenità”, primo album di Silvia Valtieri, è un CD fuori dal comune perché contiene brani colmi di ironia ed autoironia, qualità rara nella musica italiana (nonostante Gorni Kramer, Renato Carosone e Fred Buscaglione), brani che rivelano un’originale assimilazione del linguaggio jazzistico, capacità non solo vocali ma teatrali e uno spirito irriverente e arguto. “Tempo per noi”, “Mai più”, “Morire”, “L’avvocato” contengono esilaranti-drammatici ritratti di personaggi del nostro quotidiano vivere, dall’innamorata-respinta-aspirante suicida ai manager in lotta con il tempo. Ci sono due brani solo strumentali, lo swingante “Orabuca” e il meditativo “Avi”: qui l’ironia scompare e i sentimenti si fanno più profondi e reconditi, espressi sempre con quella classe e grazia che ha tutto l’album. Il suo vertice, comunque, è “Avvinami”, una geniale composizione della Valtieri il cui testo è costituito da decine di nomi di vini declinati in forma di verbo imperativo (“… Bonardami, brunellami. Cabernettami e cagninami…”). Si determina, così, un monologo di rara sensualità e surrealistico gioco linguistico che ha nella coda il suo ironicissimo apice.

Sul sito (https//www.silviavaltieri.com) della “pianista, polistrumentista, cantante romagnola, improvvisatrice nella musica e nella vita” si possono vedere vari video e si giunge anche a quello di “avvinami” (regia di Riccardo Calamandrei). Si scoprono, inoltre, i tanti progetti dell’artista faentina (Omaggio a Dave Frishberg; Solo; QuerElles, duo con Gioia Gurioli; Musica per l’improvvisazione teatrale; Makin’ Whoopee, duo con Dimitri Sillato; I’m hip (D.Frishberg-B.Dorough). Proveniente dalla musica classica, superdiplomata, la Valtieri dal 2014 ha fatto parte della Grande Abarasse Orchestra di John De Leo (anche come fisarmonicista e arrnagiatrice); ha inoltre suonato con l’orchestra La Corelli, diretta da Jacopo Rovani, e ha lavorato all’opera di Astor Piazzolla “Maria de Buenos Aires”. Con Sara Jane Ghiotti ha realizzato un progetto su Piero Ciampi e lo spettacolo “Women Talk”, “dedicato alle figure femminili del jazz”. Dal 2017 suona con varie compagnie di teatro d’improvvisazione.

Un interessante curriculum per un’artista solo all’apparenza leggera.

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