Jazz da camera “sentimentale”: i “sogni” di Roberto Ottaviano, Giovanni Guidi e Paolo Damiani

Giovanni Guidi, Roberto Ottaviano, Paolo Damiani: il trio Dreams in una foto Fucilla MUSA
Tempo di lettura: 2 minuti
Il trio “Dreams” in concerto alla Casa del Jazz, in attesa del primo album

“Dreams” è il nome, programmatico nella sua impalpabilità, di un nuovo trio formato da Roberto Ottaviano (sax soprano), Giovanni Guidi (piano) e Paolo Damiani (contrabbasso).  Il gruppo unisce i “sogni” di jazzisti italiani di valore e notorietà internazionale: basti pensare che nella sua formazione “What Love” Ottaviano (classe 1957) ospita, tra gli altri, il trombettista statunitense Ralph Alessi e il pianista inglese Alexander Hawkins, mentre Damiani (classe 1952, unico italiano ad aver condotto la francese Orchestre National du Jazz) anima e dirige dal 2014 l’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti. Dal canto suo il più giovane Guidi (nato nel 1985, valorizzato da Enrico Rava) ha inciso precocemente con l’etichetta tedesca ECM e il suo ultimo album – uscito nel luglio scorso, “A New Day” – lo vede alla testa di un quartetto intercontinentale con James Brandon Lewis, Thomas Morgan e João Lobo.

Tre “pesi massimi” che hanno debuttato insieme quest’estate e che il 27 settembre si sono riproposti al pubblico romano della Casa del Jazz, con alle spalle una seduta di registrazione. “Dreams” non appare, quindi, come un’effimera unione quanto una voluta condivisione di “una musica evocativa, sospesa, di un viaggio onirico tra vissuto e sensibilità”, secondo le parole di Roberto Ottaviano. Ciascuno porta il suo contributo compositivo con brani originali da cui si intrecciano trame sonore che si potrebbero definire “jazz da camera sentimentale”:  non “romantico” ma saturo di effusivi affetti.

In “Niven Walk” del sassofonista, ad esempio, il tema vede aggrovigliarsi note ribattute al piano, “sciabolate” di sax e frasi di contrabbasso, con un nucleo ripetuto. Si sviluppa, poi, in un moto sonoro “ondoso” generato dal liquido pianismo di Guidi e dal fraseggiare guizzante di Ottaviano. In “Provvisorio” di Guidi hanno largo spazio i  passaggi suonati  con l’archetto da Damiani e l’idea tematica viene declinata al pianoforte in continua dialettica con lo strumento grave e l’acuto sax soprano. “Come la neve sul cuore”, ancora di Ottaviano, sfrutta il danzante tempo ternario che viene illuminato dal tema eseguito dal compositore.

Nelle sezioni improvvisate (le varie “Impro”) tutto è più libero e magmatico ed emergono la lezione di Steve Lacy come quella di Lennie Tristano, il tematismo cantabile di Damiani (autore del pregevole bis, “Al Padre” ricco di groove e profondità), il gusto per una sperimentazione non strumentistica quanto liberatoria di tensioni e sentimenti.  “Dreams – come si legge nell’efficace presentazione del concerto – cerca l’incanto di un’atmosfera perduta, fatta di suoni e di silenzi, come presenze oniriche che diventa sempre più raro cogliere nel rumore del mondo”.

La Casa del Jazz ha, peraltro, ripreso i suoi concerti in auditorium dal 16 settembre ed il folto programma di ottobre vede l’Immanuel Wilkins quartet (5), il chicagoano Artifacts Trio (15, con Nicole Mitchell, Tomeka Reid e Mike Reed) e i concerti della rassegna, codiretta da Damiani ed Armand Meignan, “Una striscia di terra feconda”: dal 16 al 23, con nella prima data l’atteso ritorno dell’Italian Instabile Orchestra.

Condividi

Facebook
Twitter
WhatsApp
LinkedIn
Email

Leggi anche

L’anima jazz di Gerardo...