Darcy James Argue’s Secret Society: un’orchestra dentro al futuro

Foto di Louis Godinho (Angra jazz)
Tempo di lettura: 5 minuti
La big-band del compositore-arrangiatore-direttore canadese D.J.Argue porta in Europa la visionaria, innovativa ed ispirata musica dell’ultimo album “Dynamic Maximum Tension”

Ci sono recital che non si dimenticano, che creano in chi ascolta una sorta di choc emotivo-sonoro; recital che producono un allargamento quasi improvviso della mente e della sensibilità e che lasciano una traccia forte, segnano un cambiamento, portano ad una nuova prospettiva. Chi ha ascoltato – negli anni ’80 – le orchestre di Gil Evans e George Russell oppure l’Art Ensemble of Chicago nelle sue stagioni migliori sa a cosa faccio riferimento. Il concerto della Secret Society condotta da Darcy James Argue (Roma, rassegna “Summer Time”, 15 luglio) ha avuto un impatto simile, tanto da portarsi dietro le sue innovative sonorità orchestrali come avvolti in una nuvola.

C’è da stupirsi che questa straordinaria formazione orchestrale (18 elementi, fondata nel 2005) sia stata ospitata quest’estate in Europa solo dal North Sea Jazz Festival di Rotterdam (14/7) e il giorno seguente nella stagione ideata da Luciano Linzi nell’ampio parco della Casa del Jazz. Perché altri organizzatori non hanno programmato una band che fin dall’album d’esordio (“Infernal Machines”, 2009) e con il suo secondo progetto discografico (“Brooklyn Babylon”, 2013, nomination ai Grammy) si è imposta per originalità di scrittura, qualità dei solisti, splendore degli arrangiamenti? Il pianista-compositore-saggista-docente Riccardo Brazzale ha definito la musica dell’oggi 49enne canadese Darcy James Argue – leader e compositore della Secret Society – “una musica densa, a volte densissima, come una giungla metropolitana degli anni duemila, nella quale Darcy James intende ordinare il caos babilonico”.

Nel concerto romano la formazione ha proposto brani dall’ultimo (e quarto lavoro, pubblicato dalla Nonesuch Records; gli altri, compreso il terzo “Real Enemies” del 2016, sono stati editi per la New Amsterdam), doppio CD: “Dynamic Maximun Tension”. Nell’album undici brani, in gran parte commissionati da enti e istituzioni, vedono come unica ospite in un titolo Cécile McLorin Salvant. È logico che un organico così vasto – anacronistico nei tempi odierni, per i suoi costi non in termini artistici – possa avere continuità solo attraverso un fitto rapporto con le istituzioni; Darcy James Argue non è solamente un grande compositore-arrangiatore (nonché direttore) che coniuga in modo originale la vicenda del jazz con la contemporaneità ma anche un esperto navigatore nel mondo delle istituzioni. Esperto e apprezzato, dato che ha avuto una Guggenheim Fellowship e un Doris Duke Artist Award.

Di fronte ad un pubblico che ha visto molti musicisti e appassionati – in parte venuti apposta nella capitale per sentire la Secret Society e, la sera prima, gli Irreversible Entanglements – l’anomala big band (i musicisti sono definiti co-conspirators) di Argue ha schierato cinque ance, cinque trombe, quattro tromboni, chitarra, piano, contrabbasso-basso elettrico e batteria.

Si è partiti con la complessa “Dimaxion”, composizione dedicata alla figura di Buckminster Fuller (inventore, architetto, designer, filosofo e scrittore statunitense). Dominante il sax baritono di Carl Maraghi, oltre a tessiture orchestrali policrome e a ritmi plurimi. A seguire un brano ispirato dalla musica popolare argentina chacarera, “Ebonite”, in grado di ricreare una danzabilità contagiosa e di ospitare il guizzante sax soprano di Dave Pietro. Come in un magnifico coro o in un ensemble di percussioni africane, nella Secret Society tutte le voci sono personali e magnifiche ed emergono in spazi solistici, ma ciò che più conta è l’effetto complessivo nella sua inedita policromia e poliritmia.

Terzo brano “All In”, dedicato a Laurie Frink, un trombettista che ha suonato in orchestre guidate da Goodman e Mulligan, mentore di dozzine di giovani musicisti. Frink ha fatto parte della Secret Society (era in “Infernal Machine”) ed è morto a 61 anni.  Il pezzo ne omaggia la memoria, grazie anche all’assolo lunare della trombettista Nadjie Noordhuis, allieva di Frink. L’orchestra ha in organico anche le due tromboniste Kalia Vandever e Jennifer Wharton e nel CD “Dinamic Maximum Tension” è ospite in otto titoli la trombettista Ingrid Jensen.

Le dediche di Darcy James Argue non sono mai formali ma profondamente motivate (si legga il booklet). Come il suo eroe Duke Ellington, il compositore canadese ama fare musica a soggetto che ha sì una ferrea per quanto originale logica sonora ma si nutre e si sostanzia di riferimenti extramusicali. Così “Codebreaker” è dedicato al matematico e scienziato del computer Alan Turing. Egli violò un codice segreto dei Nazisti e fu precursore dell’informatica moderna come dell’Intelligenza Artificiale; perseguitato, però, per la sua omosessualità finì per suicidarsi. Il pezzo è percorso da un’inquietudine ritmica e timbrica e da pedali che offrono spazio al sax alto di Rob Wilkerson.

La Secret Society – sempre applaudita da un pubblico estasiato dalla musica perfettamente diretta, eseguita e amplificata – ha proposto altri brani sempre accuratamente illustrati dal leader, fra cui l’esteso “Tensile Curves” e il bis “Last Waltz for Levon”. Il primo ha un formidabile attacco con trombe acutissime e batteria (quella di Jon Wilkan) ed è ispirato/dedicato ad Ellington, in particolare al suo “Diminuendo and Crescendo in Blue” (1937). In “Tensile Curves” si dispiega, infatti, il rapporto tra lezione del passato e musica del presente, dato che Argue lavora sulla dimensione timbrica, scrive avendo in mente i propri solisti che inserisce in un tessuto sonoro come Duke. Si ascoltano, in tal modo, nella dialettica con la Secret Society, Sam Sadigursky al clarinetto, Jacob Garchik al trombone, Brandon Lee al flicorno, John Ellis al sax tenore e Adam Birnbaum al piano. Trentaquattro minuti di straordinario e articolato jazz contemporaneo.

A tanta varietà si giustappone la melodicità suadente e morbida del bis, un “Last Waltz for Levon” dedicato al leggendario batterista della The Band (Levon Helm), brano in cui il trombone di Mike Fahie e il basso elettrico di Matt Clohesy riprendono il tema e lo sviluppano nei loro assoli.

Il concerto è finito ma mente e cuore sono colmi di tanta musica e tante emozioni. Se qualcuno pensa che il jazz sia giunto al capolinea ascolti la Secret Society e troverà argomenti per riflettere.

Da ascoltare

Infernal Machines (New Amsterdam, 2009)

Brooklyn Babylon (New Amsterdam, 2013)

Real Enemies (New Amsterdam, 2016)

Dynamic Maximum Tension (Nonesuch, 2023); 7° album del 2023 nel referendum dei critici di “down beat” che colloca la Secret Society al 2° posto tra le big band (prima quella di Maria Schneider) mentre D.J.Argue è il 1° nella categoria degli arrangiatori.

Condividi

Facebook
Twitter
WhatsApp
LinkedIn
Email

Leggi anche

L’anima jazz di Gerardo...