Paolo Fresu e Rita Marcotulli, un duo che sa volare insieme

Roma, Casa del Jazz 27 06 2024 PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI ©Fondazione Musica per Roma foto Davide Alario / MUSA
Tempo di lettura: 3 minuti
Il trombettista e la pianista dialogano su terreni sonori comuni, dalla canzone italiana al cinema

Paolo Fresu (trombettista, flicornista, compositore, organizzatore, produttore discografico…) e Rita Marcotulli (pianista, compositrice, autrice di musica da film…) si conoscono da quarant’anni. Sono tra i maggiori jazzisti italiani ed europei e, tra l’altro, vantano una vasta e policroma attività concertistica; ciascuno ha un pubblico affezionato che il 27 giugno sera è intervenuto in gran numero alla rassegna “Summer Time”, nel parco della romana Casa del Jazz, per assistere al loro duo inedito, pur avendo lavorato insieme – nel corso del tempo – all’interno di vari progetti.

Il loro recital si è aperto con un delicato brano di Antonio Carlos Jobim – tutto giocato sulla melodia – e si è chiuso con “Samba em Preludio”, una composizione di Baden Powell intrisa di poesia e bellezza. Non si pensi, però, alla MPB (Musica Popular Brasileira) come all’unico terreno di incontro per questi due artisti. Il concerto capitolino ha, in realtà, tracciato una sorta di “mappa dei sentimenti e delle emozioni”, disegnata lungo gli assi dello spazio (geosonoro) e del tempo (passato/presente) attingendo sì (ma solo in parte) alle proprie composizioni ma soprattutto alla canzone italiana, ad alcuni standard, alla produzione per il cinema (un comune amore). Il tutto connesso da un’amplissima padronanza del linguaggio jazzistico, da una tendenza alla sperimentazione (favorita dall’uso dell’elettronica da parte di entrambi) e all’invenzione estemporanea, mitigata da ritorni melodici e squarci solistici spesso ispirati.

Il recital – una dozzina di brani distribuiti in un’ora e mezza circa – si è anche snodato per contrasti: nella scelta dei tempi (ora lenti ora veloci e adrenalinici); nel profilo generale dei pezzi improntati ora all’esaltazione del ritmo ora a quello, spesso struggente, della melodia; nelle coloriture timbriche che ha contraddistinto un po’ tutti i brani del variegato repertorio.

A ciò va aggiunta la comunicativa (verbale oltreché musicale) di entrambi ed una presenza scenica ‘naturale’ che oppone, se così si può dire, la postura fissa della Marcotulli dietro al pianoforte (impegnata, peraltro, ad utilizzare tutto lo strumento, ad agire sulla cordiera, a sottolineare la levità degli arpeggi come la forza dei passaggi accordali) e l’inquieto aggirarsi di Fresu: spesso seduto, a volte piegato in avanti soprattutto nelle sequenze melodiche, alternando tromba (in genere con la sordina Harmon) e flicorno, manipolando gli effetti e impostando sequenze percussive. In altre occasioni il musicista sardo ha suonato in piedi, in una dialettica diretta tra corpi e strumenti, il tutto esaltato dal sapiente gioco di luci orchestrato da Luca De Vito.

Cosa ricordare del loro duo? Da apprezzare la veloce ed ellittica versione di “Non ti scordar di me” (un brano del 1935) eseguita con un tempo rubato ed una grande libertà interpretativa. La “Laude novella sia cantata” dal “Laudario di Cortona”, sbucata fuori nella sua limpidezza dopo episodi sperimentali e, a tratti, espressionistici. Il piglio e la malinconia latina (messicana) di “El ciego” di Armando Manzanero; l’episodio – lunghissimo – in cui Paolo Fresu ha tenuto un’unica nota al flicorno in fiato continuo e Rita Marcotulli ha, tra l’altro, creato delle sonorità simili a quelle delle orchestre indonesiane gamelan.

Narrazione “sentimentale” sonora è, altresì, apparsa la sequenza con la sognante “Nanà” (da una risonorizzazione del film muto di Renoir del 1923, composta dalla pianista), l’intensa e meditativa “I nostri occhi i nostri pensieri” (dalla colonna sonora del docufilm “The Beat Bomb” – su Lawrence Ferlinghetti – diretto da Vicentini Orgnani, scritta dal trombettista nel 2022) che, dopo un rapido passaggio attraverso una ballad, è confluita nella malinconica “Canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De Andrè. Applausi, firma copie dell’ultimo album di Fresu “Legacy” e la promessa/prospettiva di un album da registrare insieme.

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