Bragalini dalla Scala a Harlem

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Questa pagina di Ultrasuoni non esisterebbe senza il prezioso volume di Luca Bragalini “Dalla Scala a Harlem. I sogni sinfonici di Duke Ellington” (EDT, 2018, pp. 296, euro 25 con Cd allegato).

Si tratta di un vero e proprio “giallo musicologico” in cui l’autore (musicologo, docente di conservatorio, conferenziere, ricercatore) porta a compimento decenni di studi sull’immenso compositore afroamericano. Bragalini ha, peraltro,scritto un altro apprezzatissimo volume – “Storie poco standard” (EDT, 2013) – che ha trasformato in format radiofonico e spettacolo teatrale.

Si diceva “giallo musicologico” perché l’autore unisce la vivezza della narrazione all’indagine che passa attraverso materiali musicali, archivi, musicisti testimoni, fotografie e quant’altro necessiti al fine di ricostruire l’itinerario complesso delle opere sinfoniche di Duke Ellington, spesso sottovalutate ma di altissimo valore musicale e culturale. Nell’appassionante e documentatissimo testo Luca Bragalini parla de “La Scala”, “New World A-Comin’”, delle composizioni dedicate ad Harlem, “Night Creature”, “Three Black Kings” e “Celebration”.

Il tema fondamentale è quello di analizzare le opere sinfoniche ellingtoniane viste, però, in controluce ed inserite nel contesto più generale dei rapporti tra jazz, musica “europea”, improvvisazione, composizione. Il duraturo disegno di Duke Ellington è quello di andare al di là delle forme aperte e “brevi” tipiche di molto jazz, in direzione di strutture più ampie e con l’utilizzo di organici sinfonici. Nella sua autobiografia ( “Appendici”) il musicista afroamericano cita, con orgoglio, le trentanove orchestre con cui ha suonato in tutto il mondo fin dal 1949, dalla Boston Pops Orchestra alla London Philarmonic (citando l’Orchestra della Scala di Milano).

In modo complementare sviluppa un altro progetto: quello di accreditare il jazz e il blues come musiche rappresentative del popolo afroamericano, contro l’opinione di molti dei leader “storici” quali W.E.B. DuBois o James Weldon Johnson e almeno una parte del Rinascimento di Harlem, di cui Ellington è stato – a suo modo – un protagonista. Luca Bragalini racconta (documentando) come con le sue opere “in mezzo secolo di lavoro sul pentagramma, Ellington mise a punto la più proteiforme idea di blues di tutta la storia della musica statunitense” (p.175). Il suo non snaturante disegno di raffinamento del blues “dagli ingredienti del Delta, da cui tutti avevano cavato lo stesso energico ‘torcibudella’, dimostrò come fosse possibile distillare un amabile brandy millesimato. E nel 1963 produsse una delle bottiglie più pregiate della sua cantina: La Scala” (p.183).

Le pagine dedicate ai blues di e in Ellington (inizio Vcapitolo) sono tra le più sostanziose, stimolanti, documentate ed esaustive che si possano leggere nella musicologia afroamericana recente. Chi ha assistito alle lezioni di Bragalini sa quanto efficace e trasversale sia il suo modo di comunicare, rendendo la musica materia viva e pulsante per chi lo ascolti. Così è il libro “Dalla Scala a Harlem” pur nella profondità e finezza di analisi.

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