Le rassegne jazz in Italia devono parte del loro successo all’interazione fra luoghi e musica,
fra spazi e suoni, in una sorta di particolare rispecchiamento-amplificazione. I recital a
S.Francesco al Prato (a Perugia, Umbria Jazz) o sul Monte Limbara (vicino Berchidda, Time
in Jazz) restano fortemente impressi nella mente di chi suona e di chi ascolta, creando un
legame sui-generis. Il fenomeno si ripete, ancora. A Firenze (5-17 settembre) è in corso il
Firenze Jazz Festival: si sta svolgendo in posti di rara bellezza come, tra gli altri, una zattera
di fronte a Ponte Vecchio, piazza del Carmine, la Limonaia di Villa Strozzi e le terrazze della
Villa e Giardino Bardini, incuneate tra Forte Belvedere e piazzale Michelangelo.
È QUI – sulla Costa San Giorgio – che l’8 hanno suonato in un doppio concerto un quartetto
con Francesco Bearzatti (S.Risso M.Barbieri e V.Corzani) in Down Bit Duke. Omaggio a Duke
Ellington ‘Anatomia di un omicidio seguito da Dado Moroni & Max Ionata nel recital Two for
You. Non è facile suonare in uno scenario che potrebbe rappresentare una concorrenza
spietata alla musica: il panorama di Firenze dorato dalla luminosità del tramonto o
rischiarato dalle luci notturne. Entrambi i gruppi si sono esibiti con successo, forse esaltati
dalla magnifica cornice. Il progetto Down Bit Duke offre (booklet del FJF) «una rilettura
distopica della musica del film di Otto Preminger», attraverso fiati, contrabbasso, batteria,
elettronica e lo storytelling, preciso ed efficace, di Corzani. Dal beat ellingtoniano al bit
contemporaneo, dimostrando come «repertorio» non voglia sempre dire «tradizione
statica». Il piano di Moroni e il sax di Ionata hanno proposto le loro riletture discografiche di
Ellington e Stevie Wonder. Un omaggio a Duke Ellington per il quartetto guidato da
Francesco Bearzatti.
Ad Ivrea (6-9 settembre) si è svolta la 43ma edizione dell’ Open Papyrus Jazz Festival,
rassegna sottotitolata «Tutti i colori del mondo (omaggio a Rosa Parks)», a suo tempo
ideata da Sergio Ramella come ha ricordato nell’ultima serata il direttore artistico Massimo
Barbiero.
QUI RISULTA caratterizzante tutta la città dove c’è ancora una forte, tangibile memoria
dell’opera di Adriano Olivetti come della storia di un centro di origine romana, attraversato
dalla Dora Baltea. Il festival ha a cuore i temi integrazione e cultura. Anche i luoghi
contano: dalla Bottega e Cucina Foravia (mostra pittorica d’inaugurazione) allo Spritz (luogo
di stampa, grafica, comunicazione, vendita) con le foto di L.d’Agostino e L.Rossetti. Dallo
ZAC presso la stazione (Zone Attive di Cittadinanza, cooperativa sociale) al Cortile del
Museo Garda (museo civico attivissimo nella didattica). Dopo il
Barbiero/Gallo/Brunod/Ottaviano 4tet, Rossana Casale nell’omaggio a J.Mitchell, il duo
Silverio/Remondino, le Jazz Ladies di P.Mei ed E.Prodon, ha chiuso il festival il Trio MiXMONK
con Joey Barron (B. De Looze, R.Verheyen). Niente di meglio della loro straordinaria
capacità di metabolizzare le lezioni del jazz (da Monk a Lacy) per riproporle, senza
amplificazione, in un gioco vertiginoso e raffinato guidato dalla inconfondibile batteria del leader.
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