“My Inner Child”- Giuseppe Magagnino – GleAM Records 2022

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Ascolto l’album “My Inner Child” del pianista e compositore salentino Giuseppe Magagnino. Il produttore è Angelo Mastronardi, a sua volta pianista e compositore, che mi accenna allo spessore melodico dei brani, ad una cantabilità tutta italiana.

Mi immergo nella musica. La traccia iniziale (“My Vida”) ha un’introduzione a tempo libero, sequenze accordali e accenni melodici, trilli. Il tema lo svela tutto il MAG trio (Luca Alemanno, contrabbasso; Karl-Henrik Dusbäk, batteria) in un fitto, paritetico gioco tra gli strumenti. “Sospeso”, “sognante” sono gli aggettivi che mi vengono in mente. “Sospeso” non vuol dire eclettico: Magagnino ha un ricco bagaglio tecnico ed un altrettanto vario diagramma emotivo. Il suo solo è fatto di scelte di linguaggio che cambiano direzione, al limite della frammentazione,  in un dinamico equilibrio che sfugge ad un modello unico e imitativo.

Si è figli della storia, di una tradizione (ereditata o scelta) e Giuseppe Magagnino lo è: in “Deja vu” è scintillante come un Erroll Garner del XXI secolo; “A Long Journey” segue le orme visionarie dell’ Esbjörn Svensson Trio; in più tracce appare la lezione di Bill Evans e Keith Jarrett mentre “Conversando con George” è un elegante tributo dialogico a Gershwin; la sezione funky di “Nelle tue mani” profuma di Herbie Hancock. Maestri, suggestioni… ma alla fine è l’artista con il suo gruppo ad emergere. La dimensione ternaria ed incantatoria di “Dancing with Shadow”, l’atmosfera cantilenante di “My Inner Child” (title-track), “I Loves You, Porgy” quale sospesa, solitaria meditazione…

Profondità melodica, improvvisazione tematica, sapienza armonica, varietà ritmica contribuiscono ad un album che esprime qualità, ricerca interiore, personalità, coralità. Il globalizzato linguaggio del jazz sa rifiorire ad ogni latitudine.

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