Jimmy Katz: «La libertà artistica nel jazz è politica»

Foto di Jimmy Katz. Concerto al Central-Park di New York (sessione autunnale 2020): Josie Say (danzatrice), Chris Potter(sax tenore), Joe Martin (contrabbasso) e Nasheet Waits (batteria)
Tempo di lettura: 3 minuti
Musica. Il celebre fotografo e produttore parla delle sue iniziative per valorizzare talenti e le tensioni razziali negli Stati uniti

Jimmy Katz è ben noto come fotografo nel mondo e in Italia dove nel 2019 ha tenuto una
grande mostra – Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria – in collaborazione con Umbria
Jazz e Trasimeno Music Festival. Il suo campo d’azione prevede anche promozione,
registrazione, produzione discografica, organizzazione di concerti. Il tutto, altamente
professionale, è però mosso da un’intatta passione per il jazz e da una disinteressata
azione per valorizzare talenti e figure attraverso specifiche raccolte di fondi. Lo dimostrano i
concerti organizzati a Central Park e la produzione discografica della “Giant Step Arts”.
Grazie al fotografo Luciano Rossetti – vincitore della “Photo of the Year” per il Jazz Awards
dell’americana Jazz Journalists Association e socio fondatore di PhocusAgency che lo
rappresenta in Italia – siamo entrati in contatto con Katz che ci ha parlato della situazione
attuale e delle prospettive del suo concretissimo e militante agire.


A che punto sono e quali sono le registrazioni effettuate per la sua etichetta, non
ancora pubblicate?

Ho fondato l’organizzazione no-profit “Giant Step Arts” a New York con il fine di supportare
progetti di jazz creativo, liberi da pressioni di carattere commerciale.vvAvevamo
programmato di registrare tre progetti nel 2020, ma tutte le attività si sono fermate quando
la pandemia ha bloccato il mondo. Questi progetti comprendevano incisioni guidate da
Darius Jones, Marquis Hill e Jason Palmer. Con le tensioni razziali sempre più forti negli USA,
fomentate dall’amministrazione Trump, questi progetti discografici rappresentano la
riflessione di ogni musicista sull’esperienza “black” nell’America del XXI secolo. Abbiamo
pianificato di riprendere le registrazioni non appena la città riaprirà completamente.


Quali saranno i prossimi artisti prodotti e relativi album?
Sinora ho prodotto trenta concerti gratuiti a Central Park, con musicisti di livello mondiale,
concerti chiamati “Walk with the Wind”, in onore del compianto deputato e attivista per i
diritti civili John Lewis. Voglio realizzare degli album con tre di queste live performances:
due guidate da Nasheet Waits che ospita in una Mark Turner e nell’altra Darius Jones; il
terzo album con Mark Turner che ospita Jason Palmer. Abbiamo registrato in una zona di
Central Park chiamata Seneca Village che fu fondato nel 1826, e fu il primo insediamento
nero libero a New York. Fu distrutto nel 1857 per far posto alla realizzazione del parco.


Cosa intende per libertà politica degli artisti rispetto ai progetti?
I musicisti sono completamente liberi di realizzare le produzioni artistiche che hanno
sempre desiderato ma che per tanti motivi non gli era stato possibile fare. Io li incoraggio
ad esplorare temi che potrebbero essere ritenuti troppo controversi o non commerciali. Dal
momento che i musicisti sono proprietari delle registrazioni e ricevono il 100% dei proventi
della loro musica, non hanno restrizioni su quanto i loro progetti possano essere politici.


Nella nuova situazione pensava di riproporre i concerti nel parco?
Ho avuto una grande risposta sia dai musicisti che dagli spettatori per la serie di concerti a
Central Park. Gli eventi musicali servono molto a limitare il senso di isolamento e
devastazione causato dalla pandemia. Sono felice di aver trovato una strada per aiutare i
musicisti in questa situazione difficile e di aver messo insieme una comunità di musicisti e
fan. La mia missione principale con i fondi che ho raccolto (grazie al generoso contributo di
sponsor privati), è di creare un patrimonio discografico che supporti i musicisti nelle proprie
carriere. Potrò continuare i concerti se ricevo sponsorizzazioni destinate a questa iniziativa.


Com’è la situazione del Jazz dal vivo oggi a New York?
Anche adesso, con gli affari che lentamente stanno riprendendo a New York, la maggior
parte dei jazz club sono ancora chiusi o funzionano con una capienza limitata. Alcuni si
servono dei live streaming per proporre musica, sopperendo alla mancanza di pubblico con
sponsorizzazioni o donazioni, ma questi sforzi sono ancora sporadici e non in grado di
sostenere adeguatamente gli affari. A New York, più che in altri posti, non c’è un modello di
business che permetta di tenere i locali aperti con una limitata capacità di posti per un
lungo periodo di tempo. Con un po’ di fortuna, se la pandemia si attenua, New York si
aspetta di essere pienamente operativa in autunno.


© 2024 il manifesto

Condividi

Facebook
Twitter
WhatsApp
LinkedIn
Email

Leggi anche

L’anima jazz di Gerardo...