Uno dei “giganti” del jazz italiano ed europeo è il sassofonista-compositore Maurizio Giammarco: classe 1952, una lunga carriera con esperienze internazionali senza mai smettere di confrontarsi con la contemporaneità. Basta ascoltare “Only Human” (Parco della Musica Records), ultimo suo Cd realizzato insieme all’ Halfplugged Syncotribe. Le note di copertina fanno riferimento a Noam Chomsky, Joshua Foer e Guy Debord: in un’epoca contraddistinta dalla presenza social e dalla massa di – vere o false – informazioni, “Only Human vuol dire questo: restiamo umani e cerchiamo di non farci opprimere da una velocità dalla quale rischiamo di restare schiacciati”. Giammarco è, quindi, sostenitore di un ritorno a una sorta di nuovo umanesimo che, però, si relaziona con l’oggi attraverso le sensibili antenne dei suoi giovani sideman: Luca Mannutza, Paolo Zou, Matteo Bortone ed Enrico Morello. Il tema futuribile di “Modular Identity”, il mondo parallelo di “Fiction-ado”, le due visionarie e libere parti di “Blues Today” rendono corposa sostanza sonora le idee di Giammarco che nelle sue composizioni cerca “di far convivere interesse ma anche leggibilità e fruizione”. Del resto Syncotribe in forma di trio (con Mannutza e Morello) aveva già dato originale prova di sé in So to Speak (2plet Records) – splendida la versione della davisiana “Decoy” – e la relazione creativa con la contemporaneità rimonta ai tempi di Lingomania (1984). Quella lezione innovativa è stata evocata, senza manierismi, in Lingosphere (abeat records, 2017) con i membri del gruppo originale (Umberto Fiorentino, Furio Di Castri, Roberto Gatto) e l’innesto felice di Giovanni Falzone. Musica per l’oggi dalle solide radici.
Luigi Onori
