“La società delle maschere” – Dinamitri Jazz Folklore – Rudi Records 2012

Il gruppo in concerto, con Dimitri Grechi Espinoza (sax alto) ed Emanuele Parrini (violino)
Tempo di lettura: 2 minuti
L’arte espressa ne “La società delle maschere” si rivela attualissima e arcaica, quasi archetipica. Dinamitri Jazz Folklore è, peraltro, fin dalla sua fondazione un gruppo che spiazza, agisce di sorpresa, attua una “guerriglia sonora” che cerca profondità e rifugge stereotipi.

Cosmologia e maschere, universo ed interiorità, uomo ed animale, blues ed Africa, Tuareg ed emigrazione. Il settetto dona forte ritualità ad una musica che connette l’essere umano a quanto gli gira intorno. Ecco, allora, una suite sui cinque elementi cosmologici terra-acqua-fuoco-aria: <<Manca l’etere – spiega D.Grechi Espinoza – in quanto è un elemento che genera e ‘racchiude’ gli altri e non l’abbiamo sonorizzato. La musica è rituale nel senso che espone il percorso di reintegrazione dei quattro elementi nel quinto>>. La suite è frutto del percorso iniziato nel 2011 (“Metastasio Jazz”: frammenti su YouTube, regia di N.Baldi).  <<Per la musica che ho scritto e proposto al gruppo (ci eravamo dati un anno di tempo, dalla prima di Prato) non ho utilizzato nessuna tecnica compositiva occidentale, nemmeno del jazz. Ogni elemento – chiarisce ancora Espinoza – è caratterizzato da un modo che si compone di melodia e ritmo grazie ai quali e sui quali abbiamo realizzato la nostra meditazione sonora>>. Vengono in mente i “tala” ed i “raga” della musica indiana ma la matrice culturale è più africana, come rivelano le maschere usate anche ai tempi dell’intensa collaborazione con Amiri Baraka. Le maschere (costruite da F.Biancalani) nascono dall’influenza del musicista e ricercatore congolese Goma Parfait Ludovic e <<dalla possibilità di favorire l’ascolto interiore di un mondo invisibile che ogni animale, da noi scelto, rappresenta>>. Fra trance controllata e modalismo, la suite agisce alternando una multicolore gamma di timbri, ritmi e suoni dove non esistono solisti ma voci di una coralità diffusa, totalizzante, organica. Un altro profilo sonoro  del Dinamitri Jazz Folklore viene fuori dai materici ”Blues Africaine” e “Bashir”: <<un nostro omaggio alla musica Tuareg>> e ancora una volta il jazz visto dal (nord) Africa, arricchito dai testi dolenti e dalla vocalità macerata (fra dialetto e folclore immaginario) del cantante fiorentino Piero Gesuè. Dal cosmo all’emigrazione, entrambi lati del nostro esistere.

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