“Fonte Funda Suite – La Notte” – Giorgio Gaslini – Soul Note 2008

Tempo di lettura: 5 minuti
BLUES, ALL’ALBA

<<Avevo il pianoforte nel prato e la ripresa della musica era fatta in diretta, perché Antonioni voleva il suono della notte. Alla mattina mi chiedeva di preparare un pezzo nuovo per la sera (…). Dopo un mese il grancoda era gonfio di umidità, ma la colonna sonora era pronta: Antonioni me l’aveva tirata fuori pezzo a pezzo. Il tema della sequenza finale, Blues all’alba, ci chiese di farlo quando la notte se ne stava ormai andando (…) abbiamo appunto l’aspetto emaciato di musicisti che hanno suonato tutta la notte, mentre gli ospiti della festa se ne vanno: il realismo innestato sulla poesia>>.[1] Era il 1960 e di quelle riprese Giorgio Gaslini – presente sul set con i musicisti Eraldo Volontè, Alceo Guatelli, Ettore Ulivelli – conserva un ricordo vivido, ben oltre la fama del Premio Nastro d’Argento per la colonna sonora.

Milano, febbraio 2008, teatro Dal Verme. Il pianista e compositore presenta con il Chamber Trio la “Fonte Funda Suite” dedicata a Michelangelo Antonioni; Gaslini la suggella  con la “contemporary version” del soundtrack de “La Notte”, eseguita in quartetto con il sax di Riccardo Luppi; i brani scorrono in ordine diverso da quello originale, mentre durante il recital si susseguono le immagini mute della pellicola, rimontate da Francesco Leporino. Chiunque abbia visto un solo film di Antonioni sa quanta rilevanza abbiano comunicazione rarefatta, lunghi e dilatati piani-sequenza, tempi morti, finali aperti: forse questo dialogo diretto tra immagini e musica è un omaggio nell’omaggio al regista ferrarese. Viene, tuttavia da chiedersi che cosa unisca a distanza di  tempo le due esperienze sonore.[2] Il film “La Notte” fa parte della cosiddetta trilogia dell’incomunicabilità  o esistenziale, iniziata con “L’avventura”(1960) e completata da “L’eclisse”(1962). Vi si parla del disagio dell’uomo contemporaneo; siamo nel pieno del boom economico ma la sensibilità del regista avverte una crisi forte e corrosiva. Anche Gaslini sta costruendo una sua triade di lavori, un primo stadio del suo incessante processo creativo. Il primo pilastro sono i circa dodici minuti di “Tempo e Relazione”, composizione per ottetto presentata al Festival Jazz di Sanremo nel 1957, inedita e rivoluzionaria utilizzazione della dodecafonia nel jazz. Echi se ne avvertono nella colonna sonora de “La Notte” (1960), in particolare nel pezzo Lettura della lettera.[3] La trilogia si completa nella suite “Oltre” (1963) per quartetto dove le esperienze precedenti maturano mediante tecniche di jazz seriale e l’introduzione di nuove metodologie di improvvisazione sui materiali sonori impiegati.[4] La suite è la prima di una serie che giunge fino a “Fonte Funda”. In questo incrociarsi di esistenze e di arte, sicuramente hanno pesato le coincidenze ma sembra evidente che Antonioni e Gaslini avvertissero, ognuno a suo modo, una crisi dell’individuo e della società, elaborando risposte diverse: il <<realismo innestato sulla poesia>> e la musica totale che sarebbe esplosa negli anni Sessanta e Settanta, con una costruttiva e battagliera valenza culturale e politica.

Da allora il pianista e compositore milanese ha scritto oltre quaranta colonne sonore ed in innumerevoli occasioni si è confrontato con altre arti: teatro, poesia, balletto… In ogni caso l’esperienza con Antonioni ha lasciato una traccia profonda che, come un fiume carsico, è riemersa in vari momenti. Quando Gaslini si è impegnato nel 1993 nella composizione della partitura “Skies of Europe”, per l’Italian Instabile Orchestra, ha fatto riferimento a Duchamp, Kandinski, Marlene Dietrich, Satie, chiudendo la sua ampia suite con due movimenti: uno dedicato ad Antonioni (Masse d’urto)  e l’altro a Federico Fellini (Fellini Song). Il primo evidenzia nella poetica del regista <<sotto l’apparenza di compostezza, nitore, senso della forma (…) della violenza incontenibile di una enorme massa d’urto>>.[5] La seconda stempera tale impatto con la sua sognate delicatezza.

La “Fonte Funda Suite” riprende questa dicotomia e sembra interiorizzarla. I movimenti Fonte Funda I II III si alternano agli episodi Sfere rotanti, Angoli, Glis-Gam ed al conclusivo Interactions. Nei primi c’è un trasparente nucleo melodico-armonico che si contrappone agli altri brani: essi sono spigolosi, informali, sperimentali, rumoristici. È come se si schierassero elementi naturali legati all’acqua, alla natura terrestre, alla profondità contro forze collassanti, masse siderali (masse d’urto…). I poli, però, potrebbero essere interni alla natura umana, forse alla natura stessa dell’artista Antonioni: da un lato il lirismo contenuto, il pudore, l’ipersensibilità; dall’altro la rabbia, la nevrosi, la gestualità forte. Nella parte finale di Fonte Funda III si va bruscamente dalla rarefazione alla tensione e si finisce per unire i due colori della suite. In Interactions  si avvertono la forza musicale e la gestualità sonora tanto della musica contemporanea quanto del free jazz europeo. L’organico è minimo con il piano del leader, il duttile contrabbasso di Roberto Bonati e le percussioni materiche di Roberto Dani: il respiro dell’ampia partitura, dove non si ricorre a nessuna delle forme canonizzate della musica afroamericana, non viene mai meno, come se i movimenti fossero eseguiti da un’orchestra.

Integra la suite  la “contemporary version” della colonna sonora de “La Notte”. L’apporto al sax tenore di Luppi  è basilare ma non per emulare il suono (peraltro struggente nel suo nitore) di Volontè. Qui l’impaginazione dei dieci brani (con una caratterizzante presenza di blues e forme canzoni, utilizzate senza stereotipi) è completamente diversa rispetto al disegno originale collegato alla pellicola: il racconto sonoro cambia e si apre a trame potenzialmente infinite, come nella narrativa di Julio Cortázar. Senza ripercorrere ogni brano, l’attenzione si può focalizzare su alcuni: in Quartetto sotto le stelle il solo di tenore è ben distante dall’atmosfera cool del ‘60; Voci dal fiume è uno struggente blues a tempo lentissimo con un epigrammatico assolo di piano; in Notturno blues il tema viene esposto al contrabbasso cambiando l’atmosfera rarefatta della versione affidata al tenore di Volontè; in Jumping Deer si avverte un senso di forte parodia. Negli ultime tre brani la riproposizione si fa più letterale dato che il nucleo emotivo-sonoro è rimasto inalterato, pulsante, vivo. Blues all’alba, con il tema eseguito al piano, si mantiene perfettamente in sintonia con la dimensione incerta del sorgere del sole, con la stanchezza accumulata nella notte e la contenporary version è addirittura più drammatica di quella del ‘60. La Lettura della lettera – brano di seminale importanza – mantiene la sua rarefazione cameristica, la malinconia sottile ed acre, con la ripresa fedele della partitura; il Finale vede piano e sax tenore esporre il tema dagli accenti disperanti, sottolineato da un crescendo fino al ff.

Il ritorno ad Antonioni, oltre all’omaggio ad un  maestro del cinema internazionale, è il riaffiorare in epoche di crisi globali della problematica del ruolo dell’uomo nella società. Gaslini – profondamente umanista, illuminista e razionalista nonchè poeta, artista e musicista – risponde alla sfida dei tempi con una lucidità che non gli impedisce di avere il coraggio dell’utopia, di trovare un tensivo equilibrio tra nevrosi e lirismo, tra masse d’urto e limpida forza naturale, quella “Fonte Funda” da cui può zampillare la speranza.


[1] La testimonianza di Giorgio Gaslini è ripresa dalle note di copertina di Marcello Lorrai al Cd Italian Instabile Orchestra. Skies of Europe, Ecm 1995, ECM 1543 527 181-2.

[2] La colonna sonora fu pubblicata a suo tempo dall’etichetta la Voce del Padrone; è stata riedita nel Cd n° 1 di Giorgio Gaslini. L’integrale. Antologia cronologica (1948-’63), 1997 Soul Note 121350/1.

[3] Ne parla lo stesso musicista in G.GASLINI, Musica Totale. Intuizioni, vita, ed esperienze musicali nello spirito del ’68, Feltrinelli, Milano 1975, p.97.

[4] In G.Gaslini. L’integrale. Antologia cronologica cit., CD 1 (Note di Giorgio Gaslini)

[5] Note di copertina di Marcello Lorrai, album cit.

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